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Fabbrica fuochi, al via sopralluogo tecnico

E’ iniziato il sopralluogo tecnico a Villa Cipressi di Città Sant’Angelo (Pescara) da parte del consulente nominato dalla procura di Pescara, il capitano Paride Minervini, esperto balistico, per fare luce sull’esplosione della fabbrica di fuochi pirotecnici “fratelli Di Giacomo” avvenuta giovedì scorso.

Al sopralluogo parteciperanno anche il procuratore capo, il pm titolare dell’inchiesta Annalisa Giusti, e i carabinieri.

L’esperto, che ha ricevuto l’incarico questa mattina, ha 60 giorni di tempo per accertare le cause dell’esplosione e questioni relative alla sicurezza.

Al termine degli accertamenti del medico legale Ildo Polidoro sui corpi delle quattro vittime (Alessio, rinvenuto poco dopo l’esplosione, e degli altri tre, trovati venerdì pomeriggio, Mauro, Federico e Roberto, tutti componenti della famiglia Di Giacomo), darà il nulla osta per i funerali.

Intanto i medici dell’ospedale di Pescara hanno sciolto la prognosi per Gianmarco Di Giacomo rimasto ferito dall’esplosione. Il giovane ha lasciato il reparto di rianimazione ed è stato trasferito in ortopedia con una prognosi di 90 giorni.

DI GIACOMO, NO A STRUMENTALIZZAZIONI – La famiglia Di Giacomo, a seguito della esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio avvenuta giovedì a Villa Cipressi di Città Sant’Angelo, fa sapere che non accetta “strumentalizzazioni” in merito allo spettacolo di fuochi pirotecnici previsto per questa sera a Pescara in occasione dei festeggiamenti in onore di Sant’Andrea. Gli spari, che quest’anno sono stati curati da un’altra azienda, saranno dedicati ai Di Giacomo, leader nel settore a livello nazionale, ma i familiari delle quattro persone morte nell’esplosione commentano che « questa dedica ha il sapore di una strumentalizzazione. Non è un onore per noi che venga utilizzato il nostro nome per pubblicizzare l’ appuntamento e l’onore dei Di Giacomo è comunque indiscusso». Nessuna critica alla scelta di effettuare lo stesso gli spari che chiudono la festa. « Ognuno è libero di scegliere. Si poteva decidere di non sparare, e l’avremmo apprezzato. Ma va bene così».

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