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‘L’Aquila che vogliamo’ su piano di protezione civile

L’Aquila che vogliamo si interroga sulla scarsa divulgazione del piano di protezione civile del Comune dell’Aquila.

Riportiamo fedelmente la nota del movimento civico che nutre seri dubbi sulla vicenda.

LA NOTA

Nel giro di pochi giorni un giudice ed alcuni autori si sono pronunciati sulla “scarsa divulgazione” del piano di protezione civile del Comune dell’Aquila ante sisma e sul «senso di responsabilità da parte delle istituzioni a vigilare e organizzare gli interventi e la comunicazione in caso di emergenze in maniera strutturata ed efficiente».

Questo atteggiamento di autorevoli fonti non fa che alimentare il nostro impegno in Consiglio Comunale e la convinzione oggettiva di L’Aquila che vogliamo che tutt’oggi sussiste quella “scarsa divulgazione di tale piano” (si vedano gli atti del Consiglio Comunale sulla sicurezza – richiesto da L’Aquila che vogliamo – il 10 gennaio 2013).

La verifica è facile: a chi legge chiediamo se, mentre ci segue su queste righe, si ritiene informato su azioni e logistica in caso di calamità, nel momento e nel luogo in cui si trova adesso, egli stesso ed i propri cari.

Non abbiamo dubbi sulle risposte.

D’altro canto la prova che tale informazione non c’è e non c’era, la fornisce lo stesso Sindaco che si vede costretto a porre come scusa la mancanza di interesse dei cittadini al riguardo.

Il magistrato però non può esimersi dal rilevare la NON condivisibilità di questa scusa: «Non si presenta invece pienamente condivisibile quanto dichiarato dal sindaco che ‘sembra vi fosse un onere esclusivo di informazione da parte del singolo cittadino, senza che, date le concrete circostanze, vi fosse un obbligo di adeguata pubblicizzazione e informazione da parte dell’ente pubblico’ ».

Per quanto ci riguarda è chiaro che oggi, a 1572 giorni dal sisma, siamo ancora al punto di partenza e ora sappiamo il perché: abbiamo capito in questa settimana che il piano di protezione civile del Comune potrebbe non essere implementato per non fornire la prova che il magistrato cerca per andare fino in fondo alla questione.

Egli infatti scrive «Occorrerebbe verificare in primo luogo, prima ancora della sussistenza di un ipotetico elemento psicologico di carattere colposo, il fatto che tra un ipotetico difetto di informazione alla cittadinanza, che avesse poi riguardato le vittime del sisma, e l’evento mortale, fosse identificabile un preciso nesso di causalità ».

Quindi se oggi fossero fatte esercitazioni e informazione complete si potrebbero fornire le prove che C’E’ un nesso di causalità tra prevenzione e salvataggio di vite umane.

Ma questa non è la base di tutta la normativa Italiana sulla sicurezza? Non è su questi principi che il Presidente della Repubblica sta conducendo da anni una personale battaglia contro le morti bianche?

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