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All’Aquila La città invisibile

L’Associazione Teatrale Abruzzese Molisana dedica all’Aquila, nell’ambito de I Cantieri dell’Immaginario, che si propongono come percorsi della memoria all’interno della zona rossa, la messa in scena dello spettacolo La città invisibile, momento conclusivo del laboratorio teatrale condotto da Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Appuntamento il 25 luglio alle 20 a Piazza Angioina.

L’evento proposto è fortemente virato sulle emozioni. «Attraverso il lavoro che faremo, ci raccontano Vetrano e Randisi, tanti nuovi viaggiatori o antichi abitanti proveranno a sognarla di nuovo, a calpestare ancora quel suolo, come emigranti che con dolore, dopo essere stati costretti ad abbandonare la propria terra, tornano con le loro valigie cariche di pietre e di memoria».

L’urgenza del racconto confonde e mescola memoria viva e trasfigurazione dell’immaginario, e diventa la descrizione di un desiderio. Come nel romanzo di Calvino tante città appariranno agli occhi dei viaggiatori e verranno narrate dagli attori come altrettanti sogni: ognuna avrà un tratto che la distingue dalle altre, tutte avranno qualcosa che le accomuna. Il racconto del singolo avrà un contrappunto musicale dedicato e una rappresentazione visiva realizzata da tutti gli altri attori che, in questo modo, renderanno compiuto il gesto artistico di ogni visione.

Due angeli barboni accompagneranno gli spettatori a partecipare a questo viaggio di ricognizione nella Città invisibile. Due angeli che per esistere hanno bisogno di essere in due, e chiamarsi in continuazione, farsi domande e cercare risposte impossibili, giocare, prendersi in giro, dipendere e insieme occuparsi dell’altro. Sono Totò e Vicé, creature nate dalla mente di Franco Scaldati, poeta e attore palermitano scomparso di recente. Sono loro, esponenti di una marginalità sociale ed esistenziale estrema, a insegnarci come si fa a guardare la vita al di là delle sciagure e delle tragedie, e a sorridere ancora, guardando una stella che cade dal cielo o andando a odorare i fiori del giardino, in un luogo dove – come diceva di loro Franco Quadri – i morti convivono coi i vivi.

E piano piano tutti gli attori diventeranno tanti Totò e Vicé, che portano nelle loro inseparabili valigie i ricordi felici e quelli dolorosi, le parole e i silenzi, le musiche, i profumi e i colori della vita.

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