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Insediamenti, posti e fantasie

[i]Signore,

ultimamente sono stata investita da un vero e proprio bombardamento di buone notizie, relative ad un favoloso insediamento industriale che dovrebbe interessare il nostro territorio per creare 200 o 300 posti di lavoro per il trattamento del materiale elettronico scartato.

Nel registro delle imprese della Camera di Commercio, forse mi è sfuggita, non risulta nessuna classifica di questa attività tra le qualifiche industriali. Ho trovato, invece, la categoria tra le imprese di rottamazione. Non credo che ci sia rimasto qualcosa da rottamare all’interno del polo elettronico aquilano. È stato dovutamente ripulito a suo tempo, anche perché ultimamente aveva prodotto assai poco. Forse si dovranno rottamare i satelliti dismessi che girano nel cosmo!

Signore, se non chiedo troppo, vorrei essere un po’ informata sulle famose trattative condotte dal Sindaco, nella più assoluta segretezza, con una fantomatica azienda multinazionale anglo-indiana. Era inglese prima di partire per Roma. All’incontro con il Ministro Trigilia abbiamo appurato che era di nazionalità indiana, perché certi allegati erano scritti in indiano e non riguardavano certamente il piano industriale dell’azienda.

Spiegatemi, inoltre, questo nuovo concetto di operare, perché mi si sono completamente confuse le idee. Mi hanno insegnato che ad ogni domanda di finanziamento occorrerebbe allegare almeno un conto economico e un piano industriale possibilmente aderente a quello economico. Adesso, ragionando sul tema, comincio a capire le ragioni della fuga del Sindaco dalla riunione con il Ministro. All’ultimo momento si è accorto dalla carenza di documenti e, facendo finta di irritarsi per l’eccessiva burocrazia, dote di cui non difetta certamente il Comune dell’Aquila, ha preferito tagliare la corda. Infatti, aiutato dall’interprete amico ex parlamentare, ha tradotto gli allegati “indiani” e ha presentato a posteriori il piano industriale. Non solo. La fedele traduzione delle cartelle scritte in indiano ha svelato un altro arcano: la società, l’azienda investitrice è perfettamente nazionale, anzi, perfettamente locale con sede in L’Aquila, Via Amleto Cencioni. Altro che inglese. Altro che indiana. Qua di “indiano” ce n’è uno solamente. Mi correggo, ce ne sono ben due: “l’indiano istituzionale” e, ultimamente, anche “l’interprete”.

Questi giochetti di prestigio, Signore, mi hanno fatto tornare alla mente un antico detto:

“Omnis homo mendax”. “Ogni uomo è bugiardo”.

Signore, vi pregherei di credere che non è una mia deduzione, anche se i fatti lascerebbero credere il contrario. Ho appreso l’asserzione direttamente dalla Bibbia. Salmi 115.11, ripresa da San Paolo. Lettera ai Romani 3.4. Se andiamo ancora di questo passo, quando potrà trovare un misero posto di lavoro il mio povero figlio che ha sprecato la meglio gioventù per diventare medico disoccupato?

Signore, se non vi chiedo troppo, cercate di metterci le mani anche voi nel raddrizzare la macchina comunale e, anche, gli amministratori affinché smettano di blaterare, si rimbocchino le maniche e comincino a produrre qualcosa di concreto.

A proposito, me ne stavo dimenticando, perché non provate a ricordare al Sindaco, dall’alto della vostra autorità spirituale, di investire con urgenza i due milioni di euro dell’INAIL, prima che lo scopra Saccomanni per impiegarli, ancora una volta, per il finanziamento dei Partiti.

Alla fine, se volete, richiamatemi pure acconto a voi, allontanandomi da questo frastuono, disordine, chiacchiericcio senza fine.

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