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Del Turco: «Ha vinto solo logica inquisitoria»

Ha vinto solo la «logica inquisitoria», tra «accusa e giudizio non c’è nessuna differenza». «Penso di essere stato il primo bersaglio. Non c’è nessuna prova». Il momento più difficile? «Quando hanno chiesto la condanna a 12 anni: lì ho avuto paura, perché ho capito che le prove nei processi penali sono secondarie, l’importante è mandare i messaggi giusti. E quel messaggio aveva un senso e si è visto oggi». Parla Ottaviano Del Turco a meno di due ore dalla sentenza pronunciata a Pescara di condanna a 9 anni e 6 mesi e interdizione dai pubblici uffici per tangenti nella sanità privata abruzzese. Accetta di uscire dalla sua casa di Collelongo, nella provincia aquilana, dove ha atteso il verdetto, sotto consiglio del medico e del suo avvocato, e di parlare con i giornalisti appostati dinanzi al cancello.

«Non so quale spiegazione dare di tutto questo, so solo che sono stato arrestato con l’accusa di concussione che, in qualche modo, io prendevo provvedimenti perché gli industriali si mettessero paura e pagassero. Ora questo non c’è più, secondo i giudici – dice Del Turco – c’è la corruzione e la cosa cambia perché secondo loro uno prende soldi da un signore e gli fa del male. Per me questa non è corruzione. La corruzione ha dei grandissimi effetti purtroppo quando la gente paga e ottiene quello che vuole. In questo caso invece ha ottenuto dei provvedimenti che hanno cambiato il corso della sanità abruzzese».

Sentenza «ingiusta», prosegue ancora l’ex governatore, anche perché «le versioni di Angelini, mio grande accusatore, sono cambiate di volta in volta a seconda delle vicende processuali». «Non c’è nessuna prova. Neanche che abbia cambiato il mio sistema di vita. Io a Natale sono stato a Collelongo non a Rio, io passo le feste comandate in questo paese, e continuerò a farlo. Adesso vediamo, voglio essere sereno ma non patetico». E annuncia che ricorrerà in appello. «Faremo appello. Un brillantissimo avvocato italiano di cui non faccio il nome mi ha detto di stare tranquillo: in primo grado succede sempre così. Sarà in secondo grado e in Cassazione che la gente scoprirà come stanno le cose».

«Nei confronti degli altri imputati – continua – provo una grande solidarietà e responsabilità». «Una volta – racconta Del Turco – ho tolto da un consiglio di amministrazione un terzo dei membri che c’erano, e sono stato accusato dai dirigenti del Pd, dalla segretaria regionale del Pd, che io facevo in questo modo l’antipolitica. Ho cercato di spiegare che l’antipolitica l’hanno fatta quelli che hanno riempito i consigli di amministrazione di gente che non valeva niente e che prendeva un sacco di soldi. Credo di aver pagato per questa cosa e con me ha pagato gente che questa battaglia l’aveva combattuta con me per solidarietà».

[i]Intervista di Claudio Lattanzio per Ansa[/i].

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