IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Sanitopoli, difesa Del Turco: «E’ innocente»

«Non c’è la traccia di un solo euro o dobbiamo usare l’argomento che Del Turco è stato ministro delle Finanze, come se il ministero delle Finanze fosse una scuola di criminalità economica». E’ uno dei passaggi salienti della parte conclusiva dell’arringa dell’avvocato Giandomenico Caiazza, difensore dell’ex governatore abruzzese, al processo su presunte tangenti nella sanità abruzzese in corso al tribunale di Pescara.

Caiazza ha chiesto l’assoluzione per Del Turco perchè i fatti non sussistono.

«La nostra pena – ha detto il legale – l’abbiamo già subita, le nostre vite sono state stravolte, siamo qui camminando tra le macerie. Noi abbiamo cercato di farvi vedere come era la nostra vita. La verità di questa vicenda è raccontata già dagli atti del processo, noi non dobbiamo convincere nessuno».

Caiazza ha evidenziato la storia personale e pubblica di Del Turco: «Se fosse impazzito e avesse deciso di diventare un ladro l’avrebbe fatto per cambiare vita. Non c’è la traccia dei soldi e la vita non si è modificata nella sua notoria e leggendaria sobrietà e semplicità. Questo è già un dato imponente».

Durante l’arringa l’avvocato ha parlato anche delle foto relative alla presunta tangente consegnata dall’ex titolare di Villa Pini, Vincenzo Angelini, il 2 novembre 2007 a Del Turco a Collelongo (L’Aquila). Caiazza ha definito il racconto dell’ex imprenditore della sanità «assurdità» e «prova di uno scienziato della calunnia materiale. Una mente quella di Angelini visionaria».

Sempre sull’episodio del 2 novembre l’avvocato ha sostenuto che Angelini ha scelto di non documentare la dazione «lasciando indizi da cui si dovrebbe desumere che è avvenuta». Caiazza inoltre ha evidenziato che «non esiste una sola immagine che ritragga una persona identificabile. E’ singolare che i protagonisti non siano effigiati».

A proposito della «famosa» busta delle mele ha detto che è «il film di un calunniatore professionista». Il difensore ha inoltre aggiunto: «Noi siamo vittime di una calunnia infame che ha fatto di Ottaviano Del Turco, persona di riferimento morale indiscusso nella vita delle istituzioni di questo paese, un satrapo impazzito dal desiderio di denaro. Questa è una storia raccontata da chi doveva dare un senso alla spoliazione delle sue aziende con il prelievo di denaro contante».

L’ex ministro delle finanze ed ex segretario generale aggiunto della Cgil all’epoca di Luciano Lama deve rispondere di associazione per delinquere, corruzione, abuso, concussione, falso. Nello specifico Del Turco è accusato di aver intascato mazzette da Angelini per cinque milioni e 800 mila euro. Per questa vicenda fu arrestato il 14 luglio 2008 insieme ad altre nove persone, tra le quali assessori e consiglieri regionali. A seguito dell’arresto il 17 luglio 2008 si dimise dalla carica di presidente della Regione. Le dimissioni comportarono lo scioglimento del Consiglio regionale e il ritorno anticipato alle urne per i cittadini abruzzesi che poi scelsero il centro destra con il presidente attuale Gianni Chiodi.

«Sono molto toccato e soprattutto la parte finale dell’arringa mi ha turbato per i riferimenti che ha fatto alla storia della mia vita e all’immagine che di me hanno milioni di italiani», ha commentato Del Turco a margine del processo. «Sono grato all’avvocato Caiazza – ha aggiunto – perchè la sua ricostruzione dei fatti ha una logica talmente stringente che non riesco a immaginare come una Corte possa dire no».

Relativamente all’episodio della presunta dazione del 2 novembre 2007 ha detto che il suo difensore ha fornito «una spiegazione logica, razionale e bella anche dal punto di vista della narrazione». «E’ la prima volta – ha concluso – che ho a che fare con un processo penale e questa volta ne esco con la convinzione che il lavoro che hanno fatto i miei legali può mettere la Corte nella condizione di esprimersi con grande serenità su questa vicenda».

X