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«Ricostruzione tra ignoranza e arroganza»

di Sergio Nannicola*

A L’Aquila i lavori che riguardano gli edifici pubblici sembrano essersi avviati con un certo fervore. Secondo il provveditore alle opere pubbliche Donato Carlea sono addirittura al sessanta per cento dell’intero patrimonio da ricostruire o da restaurare. In merito a tale interessante percentuale, dichiarata di recente dal provveditore, pensando di interpretare anche la curiosità di molti cittadini, sarebbe importante, soprattutto ai fini della trasparenza degli atti, la pubblicazione di un elenco ufficiale delle opere avviate, di un elenco delle opere finite e di un elenco di quelle che hanno ricevuto il collaudo. Per queste ultime sarebbero molto graditi i nominativi di chi ha eseguito e firmato i collaudi.

Già, perchè i collaudi, nel caso delle opere pubbliche, in questi ultimi anni e soprattutto a L’Aquila rivestono un ruolo determinante, sia ai fini della sicurezza, sia per ciò che concerne l’aspetto artistico degli edifici, visto che gli stessi sono soggetti all’applicazione, e quindi al rispetto della legge 717/49 e successive linee guida pubblicate nel 2007, che in questo caso prevedono l’arricchimento con opere d’arte specificatamente progettate e realizzate dagli artisti, senza costi aggiuntivi a quelli già preventivati e stanziati per i lavori. La legge infatti nel caso in cui non venisse applicata prevede espressamente quanto segue:

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La domanda sostanziale a questo punto è d’obbligo e la rivolgiamo direttamente a Donato Carlea: in quanti e quali edifici pubblici ricostruiti, ampliati o restaurati ricadenti nel cratere sismico aquilano si è applicata e dunque rispettata la legge 717/49?

A tal proposito si fa notare che la stessa amministrazione comunale dell’Aquila il giorno 15.12.2010 con delibera numero 446 ha sottoscritto all’unanimità del Consiglio l’applicazione e il rispetto della legge 717/49 e successive linee guida recanti norme per l’arte negli edifici pubblici.

La stessa assemblea cittadina di cui faccio parte ha più volte sottolineato l’importanza di utilizzare la legge, vista la necessità di ricostruire una città nel suo unicum, più bella dunque anche dal punto di vista artistico.

La città e i suoi abitanti hanno il bisogno di confrontarsi e riconciliarsi con il presente, e chi in questo frangente storico può dare una chiave di lettura creativa appropriata se non gli artisti?

Una ricostruzione a senso unico, arida, esclusivamente tecnica o contabile, realizzata con l’ottica della mera spartizione delle risorse non è una ricostruzione, ma semplicemente una riparazione di facciata, un rattoppo dell’esistente che mira ad implementare solo logiche che non portano da nessuna parte se non alla presunzione e all’arroganza, al controllo economico e all’affermazione del potere del proprio ego. Se purtroppo tutto ciò accade ora a L’Aquila anche in barba alle leggi vigenti, e non si ha la benché minima voglia di fare autocritica e cambiare la rotta, è del tutto evidentemente che questo è ciò che vogliono e perseguono le nuove caste composte prevalentemente da chi oramai gestisce ingenti risorse di denaro pubblico. Cambiare si può, in questo caso specifico basterebbe applicare e rispettare le leggi esistenti. Chi desiderasse prendere visione dell’intera normativa può collegarsi direttamente al seguente link: http://www.culturame.it/duepercento/?page_id=27

[i]*Sergio Nannicola è artista e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano[/i]

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