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Gli autocarri abruzzesi sono vecchi e ‘velenosi’

Al primo gennaio 2013 circolavano in Abruzzo 102.254 autocarri e stando all’elaborazione dall’Osservatorio Airp sulla Mobilità Sostenibile su dati Aci, il 53,86% di questi era costituito da veicoli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, cioè immatricolati prima del 2001 e con alti livelli di emissioni inquinanti.

Stando all’associazione italiana ricostruttori pneumatici la situazione dell’Abruzzo è peggiore rispetto alla media nazionale per la quale la quota di autocarri immatricolati prima del 2001 è del 46,88%, ma è, comunque, migliore di quella delle regioni meridionali dove la quota di autocarri con più di 12 anni arriva fino al 64,54% della Calabria.

Secondo l’Osservatorio Airp sulla Mobilità Sostenibile, la difficile situazione economica e il conseguente calo dei volumi dello scambio delle merci hanno imposto alle aziende un rallentamento del ciclo di rinnovo del parco autocarri del nostro Paese. Resta però il fatto che, pur nella difficile situazione economica attuale, il trasporto su gomma delle merci nel nostro Paese, quasi il 90% di quello totale, continua a rivelarsi di gran lunga la modalità più flessibile ed idonea per assicurare la movimentazione delle merci sul nostro territorio.

Avere mezzi immatricolati prima del 2001, cioè Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, significa però avere un parco circolante con un impatto ambientale maggiore rispetto a quello che si avrebbe con veicoli di nuova generazione e anche la sicurezza può risentirne. Cresce anche la domanda di assistenza e manutenzione periodica degli automezzi, voci da monitorare con grande attenzione per poter ridurre i costi.

Per quanto riguarda, invece, la riduzione dell’impatto ambientale è necessario che, da subito, le aziende di trasporto provvedano alla gestione del proprio parco autocarri in modo tale da ridurne l’effetto negativo sull’ambiente e sulla sicurezza. Molto si sta facendo a tal proposito grazie anche all’innovazione tecnologica che, negli ultimi anni, ha interessato tutto il mondo dell’autotrasporto e che ha come obiettivo anche la riduzione dei consumi e delle emissioni di CO2. Ciò riguarda anche gli pneumatici e a questo proposito una delle soluzioni più efficienti – sempre secondo l’Airp – rimane l’utilizzo di pneumatici ricostruiti che hanno, non solo un’alta valenza economica, ma anche un’importante valenza ecologica in quanto la ricostruzione di un pneumatico consente di rallentare lo smaltimento di pneumatici usati potenzialmente inquinanti. E naturalmente senza pregiudizio per la sicurezza dato che i pneumatici ricostruiti, grazie a normative internazionali, vengono sottoposti ai medesimi test e controlli di quelli nuovi.

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