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Centrale a Biomasse, le ragioni del no

[i]Un lettore de IlCapoluogo.it, V.G., risponde al comitato civico ‘L’Aquila per lo sviluppo’ in merito alla questione della centrale a biomasse di Bazzano. Di seguito l’intervento riportato integralmente.[/i]

«Egregi signori del Comitato Civico ‘L’Aquila per lo sviluppo’, dopo aver letto la vostra dichiarazione al vostro posto cambierei nome in “L’Aquila per il declino”.

Ritengo pretestuosa ed oscurantista la vostra posizione perché non si può insediare una centrale a biomasse in una zona a forte carattere abitativo e commerciale. L’energia pulita e a basso costo non si produce bruciando “legna”, ma da altre fonti davvero rinnovabili quali vento e sole.

Probabilmente non siete a conoscenza della dannosità di una centrale a biomasse e vivere in un ambiente 24 ore al giorno, 7 giorni su sette, a contatto con fumo e polveri sottili in una zona con forti inversioni termiche e con nebbia e aria ristagnante per la maggior parte dei mesi dell’anno, non rende la vita facile, anzi direi impossibile.

Le centrali a biomasse le conosciamo tutti, non producono energia sicura, rinnovabile e a basso costo, ma energia sporca, non rinnovabile e ad altissimo costo; sono solo una speculazione alle spalle degli abitanti della zona.

Non credo che sia più importante una piccola ditta con pochissimi addetti invece della salute degli abitanti. Purtroppo se avessimo le amministrazioni locali capaci a salvaguardare i propri cittadini non saremmo arrivato a questo punto.

E poi, ad avere vicino la centrale quali benefici avrei? L’energia elettrica gratis? O il riscaldamento? Credo nessuno dei due, vedrò solo il fumo e la morte sempre più vicina. Allora la centrale mettetevela a casa vostra!

E comunque cari signori, dietro i comitaticchi, ci sono le persone e ritengo molto offensivo il vostro modo di criticare.

Quindi non lamentiamoci se poi la nostra città si avvia verso il declino più totale, verso uno spopolamento quotidiano, perché se il nostro territorio viene amministrato in questo modo è giusto che la nostra città smetta di esistere e diventi un monumento come una nuova Pompei».

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