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Del Turco: «Bello sentire prove mia innocenza»

«Da che cosa dovremmo difenderci? Da una fuffa che sarebbe stata fatta, ma non si sa che cosa sia stato fatto, né quando sia stata commessa?». Dopo una pausa di 45 minuti, Domenico Caiazza, l’avvocato difensore dell’ex presidente della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco, riprende così la sua lunga arringa nel processo Sanitopoli, in corso nell’aula 1 del Tribunale di Pescara. Un’arringa articolata che potrebbe non concludersi nella sola giornata di oggi e che nonostante la sua complessità è riuscita a catturare l’attenzione dell’intera aula.

Il legale questa mattina ha esaminato nel dettaglio tutti i capi di contestazione e ha ricostruito, verbali alla mano, tutte le vicende che hanno portato all’esplosione della vicenda Sanitopoli. Caiazza, in particolare, è partito da alcune affermazioni del presidente dell’Aiop Luigi Pierangeli e dalle sue segnalazioni alla Procura circa la presunta volontà della Giunta Del Turco di favorire Angelini. Poi ha parlato della prima volta che Angelini fu sentito nel merito dalla Procura, sottolineando che quest’ultimo in quel contesto non disse nulla, ma venne a sapere delle attenzioni degli inquirenti sui propri bilanci. Solo una settimana dopo questo episodio, spiega Caiazza, Angelini si recò in Procura e parlò delle presunte tangenti ai vertici del governo regionale.

Caiazza ha poi sostenuto che «in tutta l’affabulazione accusatoria di Angelini non c’è mai una circostanza fattuale che possa dare concretezza alle accuse». L’avvocato, riferendosi in particolar modo ai viaggi dell’ex imprenditore della sanità a casa di Del Turco, a Collelongo, ha sostenuto la «natura fantasiosa e calunniosa» delle dichiarazioni di Angelini e ha detto che l’ex titolare di Villa Pini «non è il concusso, è lo stalker di Del Turco. Questo è un processo per stalker non per tangenti».

A proposito dei prelievi effettuati da Angelini ha fatto notare che sono tanti «un marasma, un mare di prelievi, che a valore di riscontro dimostrano l’impossibilità di una ricostruzione umana da parte di Angelini». Caiazza ha inoltre sostenuto che il valore indiziario dei prelievi e dei telepass di Angelini «è zero spaccato». Tra le altre cose il legale ha fatto notare anche «il contrasto insanabile tra le dichiarazioni di Angelini e della moglie» in quanto l’ex titolare di Villa Pini «ha sempre detto di non avere un’agenda, una memoria scritta, relativa agli episodi concussivi. La moglie ha invece dichiarato che Angelini aveva un elenco scritto».

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«Noi dobbiamo essere assolti perché non abbiamo commesso il fatto», ha commentato Del Turco a margine del processo. L’ex governatore abruzzese a proposito della richiesta di condanna a dodici anni avanzata dai Pm ha detto: «Non voglio giudicare le decisioni della Procura». «L’arringa del mio avvocato – ha aggiunto – è superba da ogni punto di vista. Capita che la Costituzione attribuisce alla procura il compito di dimostrare la colpevolezza di un imputato, qualcuno invece pensa che tocca agli imputati dimostrare la propria innocenza. Non è così, è un’idea della Costituzione che sembra più appartenere ad altri secoli non bellissimi, al secolo delle inquisizioni». «Una giornata ad ascoltare la prova provata della propria innocenza – ha concluso – è una bella giornata al tribunale di Pescara». Ad ascoltare l’arringa di Caiazza questa mattina c’erano, tra gli altri, lo storico amico di Del Turco Alberto La Volpe, il figlio Guido e il suo ex capogabinetto Vincenzo Rivera.

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