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«Lascerei crollare questa vecchia puttana»

di Roberta Galeotti

Non ci sono molte persone a spasso per la zona rossa dell’Aquila in un normale martedì caldo di luglio.

Qualche turista che osserva i palazzi ed i puntelli e qualche anziano aquilano che passeggia mesto e assetato di ricordi di una vita troppo lontana.

Tra i puntelli ed i camion del corso principale spicca il set fotografico di Oliviero e Rocco Toscani in città per fotografare i visi degli aquilani.

{{*ExtraImg_149969_ArtImgRight_300x400_Rocco Toscani immortala Natalia Nurzia}}

Mentre Rocco Toscani si dedica ai primi piani dei pochi aquilani disponibili a farsi immortalare, Oliviero Toscani vuole ritrarre i volti degli aquilani nei loro appartamenti devastati dal terremoto, nei loro negozi chiusi e impolverati.

Padre e figlio rimarranno con il set fotografico nel centro storico della città fino a domani sera. Chiunque vorrà essere fotografato, potrà recarsi in centro tra il corso e piazza Duomo.

{{*ExtraImg_149980_ArtImgRight_300x225_Oliviero e Rocco Toscani}}

«Non so cosa farò con queste immagini. Non so mai come utilizzerò i miei scatti», ha detto questa mattina Oliviero Toscani di ritorno da piazza San Pietro, uno dei quartieri più dilaniati della città. Incredulo e ammutolito ci spiega di essere venuto «a L’Aquila per vedere con i miei occhi. Sono curioso.»

Dopo una mattina trascorsa a fotografare alcune case devastate nel quartiere di piazza San Pietro, Oliviero Toscani si definisce «senza parole. Ho colto molta tristezza e tanta testardaggine nei volti degli aquilani. Ma non so quanto sia positiva questa testardaggine».

Secondo Toscani, infatti, «puntellare ciò che resta delle case distrutte e di una città bombardata forse non è la cosa più giusta. Forse bisognerebbe lasciarla crollare e ricostruire una nuova L’Aquila».

{{*ExtraImg_149975_ArtImgRight_300x400_Rocco Toscani}}

Davanti alla mia espressione sgomenta Oliviero Toscani spiega quel senso di tradimento che pervade tanti aquilani

dal 6 aprile 2009 con delle parole forti che non lasciano spazio a miti interpretazioni. Per il fotografo L’Aquila è come una donna che ha tradito l’uomo che la ama. «Non siete stati bombardati da un nemico – dice – siete stati traditi dalla natura di questo posto. La natura ha deciso di farvi questo brutto scherzo. Lascerei crollare questa vecchia puttana che vi ha tradito! Lascerei crollare le macerie puntellate della città e ricostruirei una nuova L’Aquila da un’altra parte».

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