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La prevenzione antisismica funziona

La prevenzione antisismica funziona: lo ha dimostrato il terremoto di magnitudo 5.2 che il 21 giugno ha colpito la Lunigiana, dove i danni sono stati inferiori a quelli immaginati grazie agli interventi preventivi fatti sugli edifici. Secondo Carlo Meletti, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) «è anche grazie alla politica seria di gestione e tutela del territorio e del costruito che lo scenario prodotto dal terremoto del 21 giugno è risultato molto migliore di quanto fosse possibile immaginare».

«Appena avvertita la scossa di magnitudo 5.2, il primo pensiero di chi si occupa professionalmente di terremoti è stato quello di un disastro che poteva aver provocato molti crolli e quindi probabilmente anche vittime», osserva Meletti in un’analisi pubblicata sul blog dell’Ingv dedicato ai terremoti. La magnitudo 5.2, rileva il ricercatore, non è elevatissima, «ma il patrimonio edilizio del nostro Paese ha una scarsa capacità di resistere ai terremoti, sia per l’età elevata delle case, sia per la scarsa tradizione nella progettazione di edifici con criteri antisismici».

Inaspettatamente il sisma non ha causato i danni immaginati e ciò, secondo l’esperto, si è dovuto «agli interventi antisismici fatti sugli edifici della zona».

Dopo il terremoto dell’Irpinia-Basilicata del 1980, che colse le amministrazioni regionali impreparate rispetto alle tematiche del rischio sismico, molte Regioni iniziarono un percorso per l’istituzione di appositi uffici e la creazione di professionalità dedicate al tema.

«La Toscana – prosegue il sismologo – iniziò un’operazione culturale importante che prese maggiore vigore dopo il terremoto di Fivizzano del 1995, di magnitudo 4.9. A seguito del sisma, per esempio, è stata promulgata la legge regionale 56 del 30 luglio 1997. E’ stata la prima legge sulla prevenzione sismica in Italia e, spiega, prevede finanziamenti per i privati (da destinare a interventi sulle abitazioni), indagini di microzonazione sismica, indagini sui materiali degli edifici scolastici, verifiche sismiche su edifici pubblici, rete sismica e geodetica, informazione alla popolazione e alle scuole».

«Questa – rileva l’esperto – è la strada da perseguire con decisione. Invece si fa ancora troppo poco, sia a livello di incentivi reali che a livello di cultura della prevenzione».

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