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Colpito da un infarto, dovrà aspettare 5 giorni per un esame

Un infarto, la corsa disperata verso l’ospedale, le prime cure, la professionalità dei medici e poi, beffarda, l’impossibilità di ricorrere alla terapia d’urgenza. È quel che è accaduto ieri mattina all’ospedale di Avezzano.

Il paziente, proveniente da Celano, deve essere sottoposto a coronarografia (detta anche angiografia coronarica) che è un’indagine diagnostica di tipo invasivo che consente di visualizzare direttamente le arterie coronarie che distribuiscono sangue al muscolo cardiaco. La beffa? Manca un cardiologo emodinamista autorizzato a eseguirla. Così il paziente viene trasferito all’Aquila oppure in un altro degli ospedali cosiddetti Hub, e cioè di eccellenza che si trovano nelle quattro province. Questo accade, non sempre, d’inverno. Nei mesi estivi, invece, capita quasi mai di trovare una disponibilità in tempi rapidi. Il grido d’allarme arriva da don Claudio Ranieri, parroco di Celano, che ha accompagnato un familiare in ospedale.

«È incredibile – osserva – ma i medici, ai quali voglio riservare un attestato di stima per la loro attenzione e cura verso il paziente, hanno telefonato all’ospedale dell’Aquila, ma senza trovare disponibilità. Idem a Chieti. Bisognerà aspettare 5-6 giorni per mancanza di personale». D’estate, si sa, ci sono le ferie e negli ospedali partono accorpamenti e servizi ridotti. «Perché la Marsica è privata del servizio di emodinamica?», si domanda don Claudio, «e perché il presidente della Regione, Gianni Chiodi, sparla di Abruzzo regione di eccellenza nella sanità quando poi, misurandosi da vicino con il male, i risultati dicono esattamente il contrario? Le ferie sono legittime, intendiamoci, ma presuppongono alternanza, perché tutti hanno diritto a essere assistiti. Ringrazio i medici per come si sono prodigati, ma mancano i mezzi e i politici a tutto pensano tranne che all’assistenza sanitaria».

La rete dell’emergenza che con il decreto della Regione è stato pubblicato a febbraio di quest’anno ha stabilito che ci sono ospedali Hub, di livello superiore, nelle quattro province, che sono dotati di emodinamiche e angioplastica primaria, per la terapia dell’infarto. Avezzano è stato escluso ed Emodinamica è stata chiusa per mancanza del tecnico emodinamista. I vari avvisi pubblici per assumere un nuovo emodinamista sono saltati dal punto di vista procedurale nonostante, per esempio, la disponibilità del dottor Piero Pecce, primario di emodinamica alla clinica Pierangeli di Pescara. E pensare che, appena attivato il servizio, ad Avezzano, sono state eseguite 430 coronarografie per una media di circa 500 all’anno. Numeri elevatissimi. Non bastano forse per dimostrare quanto sia necessaria?

Tra l’altro, quando capita un infarto un ritardo nella terapia potrebbe avere gravi conseguenze per il paziente. Da più parti arrivano appelli a non depauperare l’ospedale di Avezzano. Un ridimensionamento toccherebbe l’intero territorio con conseguenze drammatiche.

[i]Fonte: IlCentro[/i]