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Sanità, isolato ceppo della Klebsiella

I medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila sono riusciti ad isolare, per la prima volta in Italia, un ceppo particolarmente aggressivo della Klebsiella, un batterio noto ormai da tempo che ha sviluppato una forte resistenza agli antibiotici più potenti, come i carbapenemi. Si tratta di un primo importante risultato perché questo ceppo produceva due sostanze, kpc e vim, in grado di inattivare le classi più potenti di antibiotici.

L’equipe è guidata dal professor Alessandro Grimaldi, primario della struttura, e la ricerca è stata portata avanti dai medici del reparto, sotto il controllo di Maria Grazia Perilli e Gianfranco Amicosante.

L’infezione è stata isolata e trattata con successo su un paziente tetraplegico proveniente da un ospedale romano che presentava una grave ulcera sacrale. Nell’ospedale aquilano sono stati isolati altri 20 casi e molti di questi sono stati trattati con successo.

«Esistono batteri che colpiscono pazienti ricoverati in gravi condizioni come rianimazione, oncologia, lungodegenza – spiega Grimaldi – e che subiscono diverse volte al giorno bombardamenti continui di antibiotici. La Klebsiella reagisce all’uso prolungato e a volte inappropriato di antibiotici rilasciando sostanze che li rendono inefficaci».

«Ogni anno le infezioni da agenti patogeni ospedalieri costano circa 3 miliardi di euro alle casse della sanità italiana – continua Grimaldi – provocando complicanze importanti come il fallimento di interventi chirurgici e di trapianti. La Klebsiella risulta uno dei patogeni nosocomiali più resistenti e più difficili da combattere e si caratterizza per l’elevato tasso di mortalità che in alcune casistiche può raggiungere l’80 per cento di probabilità».

Secondo Grimaldi, «per evitare il diffondersi di questi batteri, si deve fare un uso più razionale e intelligente degli antibiotici che vanno assunti solo in caso di reale necessità. Inoltre l’impiego degli antibiotici più potenti va riservato solo alle infezioni più difficili».

«Anche alla luce del fatto che oggi l’industria farmaceutica investe sempre meno nella ricerca su questi farmaci perché dura a lungo e risulta poco remunerativa rispetto ad altre categorie di farmaci – conclude il professore – nei prossimi anni ci troveremo a combattere nemici insidiosissimi per la salute con un numero ridotto di antibiotici efficaci».

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