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Il Tour ’98 vinto da Pantani non si tocca

Il 24 luglio 2013, quindici anni dopo l’edizione del Tour che vide trionfare Marco Pantani, la commissione d’inchiesta del Senato della Repubblica francese renderà pubblici i nomi dei corridori a carico dei quali, nel 2004, vennero effettuati i test dell’agenzia antidoping transalpina su campioni prelevati nel ’98.

A parte le considerazioni sui ritmi tartarugheschi dell’indagine (a quando un’inchiesta sul Tour del 1980 e, già che ci siamo, del 1970 e del 1960?) e i pesantissimi interrogativi sulla vigilanza antidoping durante i 7 Tour vinti e poi cancellati a Lance Armstrong, dall’inizio di luglio si era già scatenata la macchina del fango contro Pantani.

I soliti avvoltoi avevano ipotizzato la presenza del suo nome nell’elenco del 24 luglio. Tanto che in un’intervista all’Equipe, l’ineffabile Pat McQuaid, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) aveva addirittura ventilato la possibiità di togliere a Marco il trionfo del ’98.

La reazione di Mamma Tonina e Papà Paolo è stata durissima. I genitori del Pirata che da quando Marco se n’è andato, il 14 febbraio 2004, a soli 34 anni, ne difendono l’onore e la memoria con le unghie e con i denti, hanno scritto questa lettera all’Uci, alla Federciclismo e agli organizzatori del Tour:

«Egregio Presidente dell’Uci Mc Quaid, Presidente della Fci Di Rocco, monsieur Prudhomme e organi d’informazione, abbiamo letto e in parte già commentato la notizia secondo cui, a seguito dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica Francese, fra i circa 44 nomi di atleti presumibilmente positivi per Epo al Tour de France del 1998 potrebbe esserci anche quello di Marco Pantani e secondo cui, se questo risultasse vero, la sua vittoria in quel Tour sarebbe passibile di cancellazione.

La notizia ci lascia sbigottiti. Dopo consultazione con un legale di nostra fiducia, abbiamo la certezza che, pur trattandosi di analisi condotte anni dopo lo svolgimento della gara in oggetto, debbano sussistere anche per esse tutte le garanzie a tutela dell’atleta: Marco Pantani.

Senza entrare nel merito della conservazione dei campioni o di altri mezzi di prova, ci troviamo costretti a farvi notare queste analisi sono state eseguite dopo la morte di Marco e questo lo ha privato del più elementare diritto alla difesa, quale ad esempio quello di richiedere le controanalisi o di nominare un perito di parte per assistervi.

Soltanto in caso di positività del campione B, sarebbe superfluo ricordarlo ma giova farlo, è possibile parlare di positività. Come accade anche nel Diritto Penale, la morte interrompe qualsiasi procedura in essere o futura a carico dell’indagato incidendo anche sul reato che viene così dichiarato estinto come estinta è la pena nel caso in cui sia nel frattempo intervenuta la condanna.

A maggior ragione nel diritto, sportivo che richiama i principi generali del diritto ordinario nelle fattispecie non espressamente disciplinate, le garanzie difensive per l’incolpato devono essere assolutamente garantite nella loro completezza, senza possibilità di delega. Pertanto vi diffidiamo dall’intraprendere qualsiasi iniziativa che possa spogliare Marco dei titoli da lui conquistati sulla strada e dall’affrontare l’argomento in sedi ufficiali o con gli organi di informazione, giacché parlare di un provvedimento giuridicamente insostenibile può ledere in modo grave l’immagine di nostro figlio.

In tutti i paesi civili le norme che regolano l’accertamento dei fatti di rilevanza giuridica presuppongono la salvaguardia del fondamentale ed inviolabile diritto di difesa. Lo stesso principio è posto alla base delle norme regolamentari sportive che reiteratamente e con chiarezza attribuiscono all’incolpato una serie di facoltà tendenti all’accertamento della verità che non può che scaturire dal contraddittorio e dall’esercizio delle garanzie difensive. Nel nostro caso riteniamo ignobile e soprattutto illegittimo che si parli di inchieste e addirittura di sanzioni nei confronti di una persona che purtroppo non può più difendersi né nominare persone che lo possano difendere.

Noi però per l’amore che ci lega a lui e per il sentimento di giustizia che ancora ci informa, non intendiamo abdicare al nostro dovere di difendere la sua immagine ed il suo nome. Ed è per tale motivo che vi chiediamo ufficialmente di non parlare ancora di lui come di un qualsiasi altro atleta ancora in vita, ed è per tale motivo che vi diffidiamo ufficialmente ad intraprendere una qualsiasi illegittima azione che, contrastando le più elementari norme di diritto, ne infanghi il nome».

Era il 1 luglio. McQuaid ci ha messo dieci giorni, ma finalmente s’è svegliato e ha risposto ai signori Pantani. «Il Tour de France 1998, vinto da Marco Pantani non si tocca – scrive il presidente dell’Uci – Se il nome di Pantani dobvesse emergere durante le attività del Senato della Republica francese, secondo le nostre informazioni non ci sono motivi per compiere alcun passo. Quelle analisi scientifiche del laboratorio francese nel 2004 non erano conformi agli standard tecnici per le analisi antidoping e tali risultati non possono essere accettati come prova in un contesto antidoping.

Non consentirebbero l’apertura di un procedimento disciplinare. Inoltre non sono stati rispettati i principi dell’anonimato e delmprevio conenso alle analisi espresos dai ciclisti. Spero sinceramente che queste parole siano state di chiarimento e conforto e che sias possibile conservare la magnifica immagine e gli stupendi ricordi che abbiamo di Marco Pantani».

Agli avvoltoi e agli ipocriti che in questi anni hanno cercato di infangare la memoria di Marco, ricorderemo sino a spaccargli i timpani che mai il fuoriclasse romagnolo è stato trovato positivo ad un controllo antidoping.

Pantani ha il diritto di riposare in pace. Quelli che non rispetteranno questo diritto hanno appena ricevuto una lezione da Mamma Tonina e Papà Paolo. Se ce ne sarà bisogno, alre ne arriveranno. E i signori Pantani non saranno mai soli.

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