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Ricostruzione, L’Aquila raccontata dai bambini

I Solisti Aquilani diretti dal maestro Federico Paci, le coreografie del gruppo E-Motion con i danzatori del laboratorio diretto da Flavia Tapis, il coro delle voci bianche del conservatorio di Musica “A. Casella” diretto da Rosalinda Di Marco, i testi di Roberto Melchiorre, le scene dell’artista Bros, la voce recitante di Tiziana Irti rappresentano l’ampio canovaccio affidato alla regia di Giancarlo Gentilucci per la messa in scena dello spettacolo [i]Ri…Costruiamo una città[/i], ispirato all’opera di Hindemith Wir bauen eine Stadt. Una metafora dagli occhi di ragazzo proposta nell’ambito de I Cantieri dell’Immaginario.

Lo spettacolo è in programma giovedì 11 luglio a partire dalle ore 21.15 a piazza San Silvestro.

Paul Hindemith ebbe sempre a cuore la pratica didattica. Questa vocazione si espresse nella seconda metà degli anni venti in due direzioni distinte ma parallele. La prima riguardava l’interesse di Hindemith per il movimento della ‘Jugendbewegung’, cioè lo sviluppo di una divulgazione della pratica musicale amatoriale di livello popolare. L’altra istanza, più profonda e duratura, concerneva l’attività didattica vera e propria, con l’ingresso nel 1927 alla Hochschule di Berlino come insegnante di composizione, cattedra che Hindemith mantenne fino alla decisione di lasciare la Germania nazista nel ’35. In questo ambito fu creato anche l’intrattenimento per bambini Wir bauen eine Stadt, per il quale l’autore non prescrisse una vera e propria strumentazione, ma lasciò alla discrezione dei preparatori e alla disposizione delle forze musicali la formazione dell’organico. Wir bauen eine Stadt è ripartita in 10 numeri, nei quali si svolge la catena di vivaci e colorate filastrocche infantili. I bambini raccontano cantando l’intenzione di costruire una nuova città, immaginata con la ingenua disposizione dello sguardo innocente; un adulto chiede loro come vogliono costruirla, chi sono i suoi abitanti, da dove vengono e così via. La musica si dispone a seguire la chiassosa allegria con melodie ritmate e senza orpelli. La semplicità del costrutto armonico non rinuncia tuttavia alle linee perpendicolari e ai volumi sghembi del razionalismo tonale di Hindemith.

La rivisitazione proposta in occasione della manifestazione ‘I Cantieri dell’Immaginario’ ha l’andamento di un’opera aperta, dove confluiscono coro, orchestra d’archi, percussioni, elettronica, voci recitanti e pubblico.

Il tema, quello della costruzione della città, è scandito da una narrazione che attinge alle suggestioni offerte dagli stessi ragazzi del coro, suggestioni attraversate dalla nostalgia, ma anche dalla speranza e di grande interesse, poiché ci svelano quale idea di città “nuova” abbiano le giovani generazioni che hanno vissuto la catastrofe del terremoto.

A tessere il canovaccio delle parole Roberto Melchiorre. «Quando mi hanno chiesto di scrivere una fiaba per accompagnare la musica di Hindemith – afferma Melchiorre – ho subito pensato ad una storia che esprimesse l’urgenza di ricominciare a “pensare” la città, cioè a immaginarla come uno spazio innanzitutto umano. Ovviamente per questo non resta che affidarci ai bambini, cioè al futuro, a un domani capace di dare ancora un senso ai luoghi urbani della nostra esistenza. Spazi dove muoversi incontro agli altri e insieme agli altri, spazi abitati e non subiti. Ovviamente mentre scrivevo pensavo anche a L’Aquila, al senso che bisognerebbe dare alla parola ricostruzione. Una parola che, a mio avviso, non vuol dire “come prima”, ma “per il futuro”, un ripensare la città, un ridarle vita senza dimenticare quello che è stata, ma guardando a quello che dovrà essere. All’utopia che dovrà rappresentare».

Lo spettacolo sarà preceduto e seguito da due brevi performance di Flavia Tapias, la prima alle 21.15, la seconda alla fine.

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