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Case, lente d’ingrandimento sui costi

«La Corte dei Conti ha condotto un’indagine sui costi del progetto C.A.S.E. che si è concretizzata nella Relazione Speciale numero 24/2012 “La risposta del Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea al terremoto del 2009 in Abruzzo: pertinenza e costo delle operazioni”». A comunicarlo è l’Assemblea cittadina dell’Aquila.

L’Assemblea cittadina dell’Aquila, nel corso degli incontri settimanali, «ha studiato, analizzato e dibattuto il contenuto della stessa e intende rendere noti ed evidenziare alcuni aspetti, in particolare, relativi ai costi, a beneficio di quanti non abbiano avuto modo di esaminare la relazione in oggetto».

«La Corte dei Conti – si legge nella nota dell’Assemblea – rileva prioritariamente carenze: nella pianificazione del progetto (1.gli alloggi non sono stati sufficienti per tutti gli aventi diritto; 2. le soluzioni alloggiative, che dovevano essere emergenziali, e non durature, non sono state disponibili prima dell’inverno) e nell’economicità dello stesso. Il costo per ciascuno dei 4.449 alloggi è di 134.337 euro (1.648 euro mq)».

«La Corte – si legge ancora nella nota – ha paragonato il costo degli edifici ai costi standard applicati in Italia: l’esame dà un costo al metro quadro maggiore del 158%, rispetto al costo standard degli appartamenti prefabbricati (640 euro m2) e del 43%, rispetto al costo standard dell’edilizia a fini sociali (1.153 euro mq). Il dipartimento di Protezione Civile giustifica tale lievitazione dei costi con la necessità di approntare il progetto in tempi celeri. La Corte dei Conti ha quantificato tale impatto in 27 milioni di euro».

«I pilastri in acciaio – continua l’Assemblea – hanno determinato una maggiorazione di 21 milioni di euro, rispetto ai pilastri di calcestruzzo. Il calcestruzzo delle piastre, vista la massima urgenza, doveva essere lavorato in qualsiasi condizione atmosferica e doveva asciugarsi rapidamente. Ciò ha richiesto l’uso di calcestruzzo di altissima qualità, con costosi additivi chimici: il tutto ha comportato un rincaro di 4 milioni di euro. Poiché i 30 lotti dovevano essere costruiti in breve tempo, poche sono state le imprese che hanno presentato offerte per più di un lotto. In tal modo, i contratti sono stati aggiudicati a 16 diverse ditte offerenti. Se fosse stato possibile aggiudicare i contratti a 9 migliori offerenti, sarebbe stato possibile risparmiare circa 2 milioni di euro.

Una parte dei costi aggiuntivi, per circa 23 milioni di euro, è stata determinata dalla scelta di costruire strutture sismicamente isolate, la qual cosa ha richiesto non solo l’utilizzo di isolatori sismici, ma anche ascensori e scale aggiuntive per collegare la piastra isolata con il basamento non isolato».

«La Corte dei Conti – aggiunge l’Assemblea – ha dimostrato che, anche detraendo i costi aggiuntivi dovuti alla situazione di emergenza ed i costi dell’isolamento sismico, il costo per appartamento risulta essere di 1.510 euro al mq e, quindi, considerevolmente più alto di quello delle costruzioni ordinarie. I contratti per i lavori e le forniture per il progetto C.A.S.E. sono stati aggiudicati secondo il criterio del miglior rapporto qualità-prezzo (criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa)».

«L’aggiudicazione – si legge nella nota – dei contratti, sia per la costruzione degli edifici che per la fornitura degli arredi, è stata influenzata più da criteri discrezionali, che da criteri oggettivamente verificabili. Infatti, per i contratti relativi agli edifici, i più importanti criteri di aggiudicazione, nell’ambito dell’offerta tecnica, sono da riferire alle caratteristiche estetico-architettoniche degli edifici: ciò costituisce di per sé un criterio discrezionale, in quanto non esiste per esso alcun indicatore oggettivamente verificabile. Gli offerenti hanno incluso, per vincere, nelle proprie offerte più del contenuto standard (ad esempio ventilazione meccanica controllata; frangisole/oscuranti). Tali dispositivi hanno fatto aumentare il costo al mq e hanno ridotto le risorse finanziarie disponibili per la costruzione di un maggior numero di alloggi. Se non fossero stati utilizzati i criteri architettonici, sarebbe stato possibile risparmiare circa 11 milioni di euro».

«La Corte dei Conti – si legge ancora nella nota – evidenzia anche gli aspetti legati ai cosiddetti costi “aggiuntivi”, analizzando gli impianti di riscaldamento, che non erano inclusi nei contratti originari. Risulta che i prezzi corrisposti per gli impianti di riscaldamento sono stati più alti del necessario. Anche la costruzione degli ascensori rivela notevoli differenze di prezzo. I vani ascensori per alcuni edifici sono costati il 100% in più, rispetto ad altri edifici. Con differenze irragionevoli: due vani ascensore, ad esempio, per una ditta sono costati 110 mila euro, mentre per un’altra ditta sono costati 46 mila euro. La costruzione dei vani ascensore in alcuni edifici ha incrementato il costo complessivo del 13%. Gli importi, per la stessa tipologia di lavori, risultano, infatti, variare dal 6% al 13% in più, rispetto al costo originario dell’edificio. I lavori aggiuntivi hanno determinato variazioni di prezzo tanto oscure, quanto inspiegabili: ad esempio, un edificio che, in base al contratto originario, risultava essere di 34.500,00 euro più costoso dell’edificio più a buon mercato di tutti è diventato, grazie ai lavori aggiuntivi, il più oneroso per circa 189.000,00 euro».

«La Corte dei Conti – sottolinea l’Assemblea – altro non fa, a quattro anni dal terremoto, che evidenziare concretamente quanto la cittadinanza attiva denuncia già dal 2009: il progetto C.A.S.E. si è rivelato costoso al di sopra di ogni ragionevole previsione, insufficiente a soddisfare l’emergenza abitativa, con modalità di appalto che hanno fortemente penalizzato la libera concorrenza, con affidamenti basati su criteri discrezionali, e con un costo di gestione elevatissimo che ricade tutto sulle spalle dei cittadini sfollati».

«All’incendio – conclude la nota – che ha reso inagibile una palazzina del progetto C.A.S.E. a Pagliare di Sassa, con episodi analoghi già accaduti in alcuni MAP, si aggiunge la prevista, e non ancora attuata, sostituzione di 5.000 isolatori sismici non collaudati. L’eco-sostenibilità, della quale si fregiano in acronimo le C.A.S.E., ha assegnato a tali edifici la classe A, ma lo studio di Legambiente Nazionale vede riconosciuta la classe A solo a meno della metà degli stessi. Il dipartimento della Protezione Civile ha corretto il dato, parlando di una percentuale pari al 60%. La manutenzione, unitamente ai costi della società che andrà a gestire i 19 insediamenti, è pari a circa 9 milioni di euro annui, che peseranno tutti sulla spalle degli sfollati/assegnatari. Tutto ciò rende il “miracolo italiano” non antisismico, né eco sostenibile, men che meno antincendio: il solo dato certo è quello dell’abnormità dei costi per costruirlo e per mantenerlo in piedi».

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