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Medicina, dietro la Tac c’è un marsicano

Tac: un acronimo entrato ormai nel linguaggio quotidiano di ognuno. Direttamente o indirettamente, chi non ha mai avuto a che fare con la Tac, ovvero Tomografia Assiale Computerizzata (o Tomografia Assistita dal Computer)? E’ uno degli esami medici più frequenti cui si arriva quando è necessario analizzare nel dettaglio quella parte del corpo che presenta dei problemi cui altre analisi non riescono a fornire una risposta esaustiva. Ma chi si nasconde dietro questa “tecnica”?

E’ad un italiano all’estero, Raffaele Alfidi, che si deve la diffusione di questa importante metodologia nata grazie agli studi di un altro italiano, Alessandro Vallebona, che negli anni trenta, durante un congresso, annunciò la possibilità di effettuare indagini diagnostiche per immagini.

Nato a Luco dei Marsi (L’Aquila), il 20 aprile del 1932, Raffaele Alfidi ha svolto la sua opera di medico e scienziato negli Stati Uniti ottenendo importanti risultati nel settore della radiologia e della radiodiagnostica. A Cleveland, nell’Ohio, Alfidi ha diretto l’Istituto di Radiologia della locale Università, legando per sempre il suo nome allo sviluppo e affermazione della Tomografia assiale computerizzata.

L’intuito di Alfidi ha portato all’utilizzo della Tac non solo per l’encefalo, ma per ogni parte del corpo. Grazie alle sue indicazioni, l’ingegnere Hounsfield realizzò un apparecchio in grado di eseguire la Tac dell’addome: era il 1975. Un evento “rivoluzionario” se si pensa che le ricerche, le convinzioni del professor Alfidi erano circondate dallo scetticismo di tutta la comunità scientifica: era impensabile avvalersi della Tac oltre le patologie cerebrali.

In seguito alle “dimostrazioni” di Alfidi, la Tac divenne una tecnica sempre più raffinata e applicata, tanto che grazie alle “macchine” realizzate dall’ingegnere Hounsfield e dal fisico Cormak per questo esame, nel 1979 venne assegnato loro il Premio Nobel per la medicina. Ancora oggi la Tac rappresenta un’indagine diagnostica per immagini tra le più precise ed utilizzate.

A Ralph Alfidi, scomparso lo scorso anno a Santa Fe, la cittadina di Luco, nel corso di una solenne cerimonia, ha intitolato la piazza antistante il Comune. Alla manifestazione sono intervenuti il sindaco di Luco, Domenico Palma e Franco De Renzis, presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Ralph Alfidi è pronipote di Raffaele Alfidi, più volte Sindaco della cittadina abruzzese nonché cofondatore, nel 1901, della SOMS.

Giovanni Simonetti, direttore del dipartimento di radiologia dell’Università di Tor Vergata (Roma) allievo di Alfidi nonché testimone dell’evento del 1975, ha ripercorso le tappe della carriera del professore sottolineandone l’apporto scientifico recato all’umanità. Tra i presenti, anche la moglie e la figlia del cittadino illustre.

«Ricordare e rendere omaggio a Raffaele Alfidi, era un atto dovuto, un gesto che riempie di orgoglio non solo noi luchesi, ma tutti gli italiani che ancora non hanno una esatta cognizione di quanto i nostri connazionali all’estero hanno realizzato». Questo il commento di un altro illustre luchese, Franco Santellocco Gargano, nella sua veste di vicepresidente del Cram (Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo), nonché presidente della Commissione Impresa, Lavoro, Formazione e Cooperazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. E, a proposito di italiani all’estero che nel mondo hanno realizzato opere grandiose, chi non conosce il gasdotto transmediterraneo, quel gioiello di ingegneria che il presidente Pertini definì “cordone ombelicale che lega il deserto del Sahara all’Italia”. Ebbene, il primo direttore della filiale algerina incaricata appunto della realizzazione – siamo ai primi anni del ‘70 – è stato proprio Franco Santellocco Gargano.

«Mi auguro – ha concluso Franco Santellocco Gargano – che l’Abruzzo prenda esempio dall’amministrazione comunale di Luco per ricordare e far conoscere i tanti abruzzesi nel mondo che come Raffaele Alfidi hanno scritto pagine indelebili in ogni campo; cittadini verso i quali va la nostra infinita riconoscenza e ammirazione, per quanto hanno costruito e per quanto onore hanno arrecato a tutto il Paese».

di Giovanna Chiarilli – La Voce d’Italia

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