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Petrocchi: «L’Aquila sarà più bella di prima»

di Antonella Calcagni

Ha tirato fuori dalla tasca un piccolo crocifisso di legno e lo ha appeso insieme ai tanti cimeli davanti alla casa dello studente, nuovo santuario del sisma. Monsignor Giuseppe Petrocchi, nuovo arcivescovo metropolita dell’Aquila, si è, poi, raccolto in preghiera inginocchiandosi sull’asfalto, noncurante delle tante telecamere e del traffico bloccato. Come un centometrista ai blocchi di partenza ha incamerato tutta l’aria che poteva, la nuova aria aquilana che può essere pesante come un macigno e Petrocchi questo lo sa molto bene.

{{*ExtraImg_148142_ArtImgRight_300x184_}}«La memoria non è solo ricordare, ma attualizzare – queste sono state le sue prima parole – Io questi ragazzi non li ho conosciuti, ma è come se li vedessi specchiati nei vostri volti».

Poi qualche cronista ha rotto il ghiaccio chiedendo conferma sui [i]rumours[/i] circa una imminente visita di Papa Francesco. «Non ne so nulla – ha risposto Petrocchi – Non lo so né ho avuto notizie in merito. Sarebbe tuttavia una bellissima idea». Fra la gente davanti alla casa dello studente c’era anche Emidia, alunna e compaesana di Petrocchi, giunta fino all’Aquila solo per salutarlo.

La tappa successiva del primo giorno da arcivescovo di Petrocchi è stata in una semi deserta piazza Duomo. Il nuovo Pastore ha toccato con mano ancora una volta il disastro. Con il naso all’insù è rimasto senza parole dinanzi alla giungla di impalcature che tengono su una chiesa che non c’è più. Ad accogliere davanti a quello che era l’altare maggiore di San Massimo il nuovo arcivescovo c’erano i ragazzi del coro universitario che il prelato ha voluto salutare uno a uno, chiedendo loro «se il cuore dell’università aquilana pulsa ancora». «E’ proprio grazie all’università che L’Aquila potrà essere la città del Monte, ossia quella che tutti ammirano – ha spiegato – Gli studenti sono i tutori della vocazione dell’Aquila come città della Cultura».

Poi una considerazione sugli aquilani, «la mia gente – ha spiegato – la prima chiesa per me è rappresentata dagli aquilani». Petrocchi ha poi spiegato come la tragedia del terremoto abbia di fatto «rafforzato l’animo della gente».

{{*ExtraImg_148143_ArtImgLeft_300x167_}}Anche davanti alle macerie di San Massimo, l’arcivescovo ha affermato con convinzione che L’Aquila sarà più bella di prima, «é normale che le criticità ci siano – ha spiegato – Ma se la criticità diventa conflitto, allora è paralizzante». Sì, invece, alla dialettica che fa superare le barriere. «Qualunque sia la difficoltà l’affronteremo con coraggio. Ce la faremo».

Poi, a piedi verso Collemaggio, la nuova cattedrale, visitando prima, nella chiesa del Suffragio, la Madonna del Popolo aquilano. Ancor prima dello scambio del Pastorale, Petrocchi parlava già da buon padre, capace di capire con uno sguardo, il dolore dei propri figli e di farli stare meglio.

Anche il sindaco Massimo Cialente, che lo attendeva davanti alla basilica di Collemaggio insieme agli altri, c’erano, fra gli altri, anche Gianni Letta e molti sindaci del circondario, è sembrato entrare subito in sintonia con il nuovo Pastore aquilano. Gli ha donato le chiavi della città. «E’ la Provvidenza che la manda – ha esordito Cialente – So che a Latina sono molto dispiaciuti», davanti alla basilica c’era uno striscione degli abitanti di Latina con un cuore enorme per Petrocchi. «Lei – ha aggiunto il Primo cittadino – ci dovrà dare una grande mano. Il suo gregge è tuttora disperso. Siamo pervasi dal dolore, dalla povertà improvvisa. So che lei ci saprà guidare. Le regaliamo la chiave della città. É la chiave di ogni porta, anche di quelle che non abbiamo più. Allora la prenda come la chiave dei nostri cuori». Prendendo il dono, l’arcivescovo ha sottolineato che quella diventerà «la chiave della città ricostruita e rinnovata».

{{*ExtraImg_148144_ArtImgRight_300x146_}}La Messa Solenne è poi andata secondo il programma. Il momento più simbolico è stato lo scambio della stola pastorale posta da Giuseppe Molinari nelle mani del nuovo arcivescovo. Si tratta della stola di Pio XI che fu donata alla Diocesi dell’Aquila dal cardinale Carlo Confalonieri, al termine del suo episcopato. Davanti alla porta della basilica il nuovo arcivescovo ha baciato il crocifisso presentato dall’arcidiacono. Poi accompagnato dal Capitolo metropolitano aquilano, Monsignor Petrocchi ha cominciato la liturgia solenne in una basilica stracolma di fedeli.

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