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Al lavoro col pancione

Diversi sono gli aspetti da considerare nel momento in cui una donna lavoratrice scopre di essere in dolce attesa: qual è la sua mansione? Quali sono le condizioni del luogo di lavoro? È un lavoro a rischio per la sua salute e quella del suo bimbo? Senza contare l’aspetto psicologico ed emotivo, che porta alle domande che ogni futura mamma si pone: come cambierà il lavoro per me? Quando rientrerò come sarà?

Per prima cosa diciamo subito che, se sei una lavoratrice dipendente, la legge italiana ti tutela concedendoti un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro di 5 mesi con la tua retribuzione completa: solitamente i due precedenti alla data del parto e i tre successivi.

Nel caso in cui però ti sentissi bene potresti anche avvalerti della cosiddetta maternità flessibile (legge 53/2000): ti è data infatti la possibilità di lavorare fino ad un mese prima della data presunta del parto e di riprendere dopo quattro mesi, purché lo specialista ginecologo del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro attestino che tale situazione non comporta alcun rischio per la tua salute o per quella del tuo bimbo.

La legge italiana consente inoltre la possibilità di anticiparla e di posticiparla, fino al settimo mese, qualora tu svolgessi un lavoro a rischio.

Ma quali sono i lavori considerati a rischio in gravidanza? Tutti quelli che includono il sollevamento dei pesi, una postura eretta da mantenere per molte ore al giorno, una temperatura sfavorevole (troppo caldo, troppo freddo o entrambi), attività stressanti conturni notturnie i lavori soggetti avibrazioni continue(per esempio sui mezzi di trasporto). Da aggiungere anche quei lavori che comportano un’esposizione a sostanze chimichedannose, a radiazioni ionizzanti e ad agenti biologici, e quelli che si svolgono all’interno di comunità (ospedali, scuole..).

Cosa succede in questi casi? Per prima cosa l’azienda dovrebbe vedere se è possibile cambiare la mansione della futura mamma così da consentirle di lavorare in un ambiente idoneo alle sue particolari condizioni. In caso contrario il congedo obbligatorio sarà riconosciuto a partire dai tre mesi precedenti alla data del parto fino ai sette successivi.

Tuttavia anche negli ambienti di lavoro che non presentano particolari rischi sarebbe bene adottare qualche piccola precauzione: per esempio meglio non usare scale portatili, moderare l’utilizzo della fotocopiatrice, limitare quello del PC a 20 ore settimanali ed evitare di esporsi a inutili pericoli (pavimenti scivolosi o spazi ristretti).

[i]Fonte: Prenatal.it[/i]

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