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Pietrucci: «Grazie L’Aquila»

Dopo la bufera di ieri, Pierpaolo Pietrucci ha deciso di affidare al [i]social network[/i] Facebook il suo saluto agli aquilani, che, numerosi, hanno scelto di utilizzare lo stesso mezzo per [url”esprimere stima, solidarietà e rammarico”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79968&typeb=0&Revoca-Pietrucci-aquilani-increduli[/url] per la [url”decisione”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79938&typeb=0&Cialente-silura-Pietrucci[/url] del Primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente, di revocare a Pietrucci l’incarico di capogabinetto.

«Da vecchio studente di giurisprudenza – scrive Pietrucci in un post pubblicato ieri sera – ho imparato dal procuratore generale Nicola Trifuoggi che la mafia si riconosce prima di tutto dai comportamenti, a cominciare dall’annientamento di chi diventa scomodo, che a farlo fuori sia una pallottola di lupara o la macchina del fango».

«I giornalisti, categoria alla quale appartengo essendo iscritto all’Ordine – aggiunge Pietrucci – frequentano il Comune e io parlo con loro, come con tutte le altre persone, sia fuori che dentro, cosa che rientra nei doveri del capo ufficio di Gabinetto, che costituisce una cerniera tra il vertice politico e l’apparato amministrativo da una parte e quelli che sono i naturali interlocutori della pubblica amministrazione. Inoltre, quello che esce sui giornali il giorno dopo non lo sappiamo e quindi io dovrei togliere preventivamente il saluto a tutti i giornalisti, nell’ eventualitá o nel dubbio che l’indomani le testate su cui scrivono possano condurre attacchi contro l’amministrazione».

«Appartengo ad un’area e a un partito politico la cui storia è fatta di donne e uomini che hanno dato la vita per difendere la libertà e [i]in primis[/i] la libertà d’informazione, anche quando andava contro i propri interessi – prosegue Pietrucci – Tuttavia l’esiguità della motivazione rispetto alla enormitá delle conseguenze e a fronte di anni in cui mi sono sudato una fiducia che Massimo Cialente ha avuto mille modi per verificare, anche rispetto a questioni delicate e complesse, mi portano a pensare che talvolta, quando i giovani smettono di fare numero e rivendicano il diritto di parola e anche di dissenso, contro i poteri forti, diventano scomodi e vittime del “tiro al piccione”».

«Purtroppo – scrive ancora Pietrucci – devo constatare come anche all’Aquila si ricorra a prove di forza, come quelle che si sono viste ad altri livelli, in tempi bui, per il paese, nel timore scomposto di un rinnovamento della politica che si vuole soltanto a parole».

«Grazie – aggiunge – A tutta la città, la mia città, alle persone che conosco, che ho conosciuto in questi anni e a quelle che non conosco, che in queste ore mi hanno fatto sentire la loro vicinanza, la stima e la loro solidarietà e grazie alle quali, lungi dal sentirmi sconfortato, mi sento invece rafforzato nelle idee e nelle opinioni che da uomo libero quale sono sempre stato, mi sento di portare avanti. Vi ringrazio uno ad uno. Spero che insieme alla mia figura istituzionale non venga annientato proprio quello che in tanti anni ho faticosamente costruito: per la prima volta l’ufficio di Gabinetto del Comune dell’Aquila é stato percepito come “casa dei cittadini”, aperta a tutti, ai loro bisogni e per ascoltare e trovare risposte alle loro esigenze, senza pregiudizio alcuno. Grazie a tutti i colleghi, dipendenti del Comune, [i]in primis[/i] gli operai e l’intero corpo di Polizia Municipale, unitamente al personale delle aziende municipalizzate in cui ho trovato sempre un rapporto di rispetto e leale collaborazione e che in queste ore mi hanno fatto sentire forte la loro solidarietá».

«La storia dirá chi ha regione – conclude Pietrucci – sperando che le ragioni, come purtroppo é accaduto in passato, non vengano comprese troppo tardi. Da domani per me inizia un nuovo percorso, sempre a servizio degli aquilani, gli unici dai quali mi sento dipendente. Resta l’amarezza di continuare a pensare di aver pagato piú per le mie idee e per ciò che ho avuto il coraggio di affermare, che non per la mia condotta».

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