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Ex polo elettronico, Lolli: «Siamo allibiti»

«La notizia che il comitato di indirizzo istituito dal ministro per la Coesione territoriale, riunitosi oggi a Roma, non avrebbe accordato la possibilità di finanziamento per il gruppo Accord Phoenix, ci lascia allibiti». A sottolinearlo, attraverso una nota, è Giovanni Lolli.

«Un breve accenno al precedente – argomenta Lolli – Invitalia gestisce per moltissimi anni il sito dell’Aquila, vale a dire l’ex Polo Elettronico, senza riuscire a trovare un’azienda che da fuori venga qui ad investire. Il Comune con i soldi della legge Mancia del Pd acquista il sito per 4 milioni e mezzo di euro. La comunità aquilana, grazie alla piattaforma concordata tra sindacati e Confindustria e grazie anche ad un emendamento da me presentato, ottiene che il 5% dei finanziamenti del terremoto vengano destinati alle attività produttive: una somma che ammonta a 100 milioni di euro. Il ministero, da parte sua, decide di far gestire il finanziamento di nuovo ad Invitalia, previo pagamento. Arriva finalmente il momento in cui Cialente ed io troviamo un’azienda disposta ad investire, assumendo, in una prima fase più di 150 lavoratori. E’ il mese di settembre dello scorso anno. Le uniche cose che avrebbe dovuto fare lo Stato, attraverso Invitalia, sarebbero state l’esame e la valutazione tecnica dell’investimento per poter accordare il finanziamento, concordato in 11milioni di euro. Aggiungo che l’azienda si impegna, di tasca propria, con circa 40 milioni di euro. Passano mesi e mesi e di questo atto non c’è finora traccia. Nel frattempo i lavoratori del polo elettronico sopravvivono con la cassa integrazione o con la mobilità. Parliamo di poche centinaia di euro al mese. Soldi, che nel corso del tempo, per effetto delle norme Fornero, progressivamente diminuiscono».

«Quando Massimo Cialente “dà in escandescenze”, vale a dire protesta in modo fortissimo – precisa Lolli – è perché conosce da vicino certi aspetti e tutti i giorni subisce la pressione sacrosanta di questi lavoratori, avvertendo il senso di impotenza difronte alla comodità con la quale le burocrazie statali affrontano questioni che riguardano la vita delle persone. Io mi auguro che ciò non accada ma se, a causa di queste lungaggini, l’azienda dovesse ritenere più conveniente andare ad aprire lo stabilimento altrove, sarebbe questa una responsabilità immensa che qualcuno dovrà pure assumersi».

«Spero e per questo mi impegnerò con tutte le mie forze – conclude Lolli – che, fermo restando il rispetto delle leggi, le autorità statali e governative vogliano considerare l’assoluta straordinarietà di questa vicenda e l’affrontino con la consapevolezza che è in gioco la vita di centinaia di famiglie di disoccupati e terremotati».

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