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Cialente irremovibile scrive su FB

Dopo una giornata intensa trascorsa a Roma, il sindaco Cialente affida alla sua pagina di Facebook la sua interpretazione personale degli avvenimenti di oggi.

In molti avevano scritto dei post sul suo profilo domandando delucidazioni e chiarimenti sulla revoca a Pierpaolo Pietrucci dell’incarico di capo di gabinetto, o esortando il Sindaco a tornare sui suoi passi.

Il Primo cittadino, nel suo post delle 21:30, conferma la rottura insanabile del rapporto di fiducia con il suo capo di Gabinetto Pietrucci e riconduce tale cambiamento al rapporto reiterato che il suo più stretto uomo di fiducia continuava ad avere con i suoi più acerrimi nemici.

Cialente non fa nomi ma i riferimenti ad una certa stampa locale sono inequivocabili.

«Pensavo, sbagliando, che la vicenda della rimozione del mio Capo di Gabinetto, potesse esser confinata ad un comunicato stampa.
Sbagliavo, perchè è chiaro che la città si interroga o meglio mi interroga.
Poichè occore essere trasparenti, spiego, anche per fare chiarezza rispetto a stranissime ricostruzioni che leggo, di ritorno da una faticosa gornata a Roma, su siti e post in fb.

Si è ripetuta una vicenda che avevo già vissuto in passato con il Direttore Generale Cordeschi.
Il fatto che i miei più stretti collaboratori, quelli più stretti in assoluto, si incontrino con i miei più duri avversari (parola grossa definirli avversari, ma tanto per rendere l’idea) mi sta bene se lo fanno come privati cittadini.

Non possono farlo se sono Direttore Generale o Capo di Gabinetto.
Avevo chiesto ripetutamente al mio Capo di Gabinetto di evitare questi atteggiamenti che sono retaggio di un modo oscuro di fare politica in questa città dove il gossip e la calunnia tentano di assurgere a valenza politica, quando invece sono armi di pressione, a volte mafiosa.

Pierpaolo Pietrucci non ha inteso accogliere il mio ripetuto invito, dettato dalla mia convinzione che in politica la forma è sostanza, per cui, come già gli avevo spiegato, avendo perso la mia fiducia in lui, sono stato costretto a privarmi della sua preziosa collaborazione.

Fiducia perchè non posso pensare che informazioni riservate me le ritrovi su qualche giornale, che manipola una parola detta in buona fede, oppure che i miei assessori, sottoposti a veri linciaggi, anzichè poter contare su un sostegno solidale, vedano il mio più stretto collaboratore a braccetto con chi li offende.

In questa città esistono ragnatele pesanti, tipiche forse di una certa provincia.
Quando diventano strumenti di pressione politica si entra nel patologico.
Noi siamo per guarire da questa patologia. L’ho più volte spiegato, anche a Pierpaolo. Non intendo impedirgli di fare le sue scelte nei rapporti personali o politici, ma non può farlo come mio Capo di Gabinetto.

Tutto qui. Un esempio? Se Patroni Griffi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il più stretto collaboratore di Letta, Enrico, si incontrasse spesso con Grillo o con Maroni, cosa direbbero i Ministri ed i cittadini? Secondo me non capirebbero.

Qualcuno mi può dire che in politica si può anche ritenere giusto parlare o peggio ancora trattare con il più duro degli avversari. Ma questo lo decide il Sindaco, se e come, con quali limiti, soprattutto di decenza. Non il Capo di Gabinetto. Smentisco qualsiasi altra lettura che può essere data di quanto accaduto. Trovo soprattutto idiota che si parli di un conflitto generazionale, quando se qualcuno sta cercando di dare spazio ai giovani, quello sono io.

Però i giovani devono, a mio modestissimo avviso, apprendere bene le regole della politica.
La prima è che la forma è sostanza!»

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