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Borgonovo ucciso dalla Sla

In morte di Stefano Borgonovo, il dolore e la rabbia si inseguono e si superano in una corsa impazzita.

Il dolore è lancinante per la scomparsa di un uomo forte e coraggioso che, cinque anni fa, annunciando di essere stato colpito dalla Sla, aveva accettato di trasformarsi nel testimonial della lotta contro questa malattia. Aveva dato il suo nome alla Fondazione che senza un attimo di sosta ha chiesto di sostenere la ricerca. Aveva prestato il suo volto a una campagna di sensibilizzazione, propugnata da quella persone straordinaria che risponde al nome di sua moglie Chantal, madre dei loro quattro fantastici figli.

La rabbia è senza freni perchè questa Casta infame che ci ritroviamo, di qualunque fottutissimo colore sia, anzichè tagliare i propri privilegi, i propri sprechi, le sue porcherie, ha tagliato i fondi alla ricerca come li ha tagliati alla cultura, alla scuola, all’università.

Sei giorni fa, soltanto sei giorni fa, è stata celebrata la giornata mondiale della lotta alla sclerosi laterale amiotrofica.

In un’intervista rilasciata alla Radio Vaticana, Massimo Mauro, presidente dell’associazione italiana che sostiene gli ammalati e le loro famiglie (Aisla) con un’eccezionale azione di solidarietà umana, era stato chiaro: «Gli ammalati di Sla sono straordinari perché hanno molto da insegnare. Ci vorrebbe la certezza che le istituzioni si occupassero seriamente dell’assistenza prima di tutto e poi a non far mancare mai i fondi alla ricerca. Purtroppo, in Italia non è così».

Mauro ha posto l’accento anche sulla tecnologia, sui computer che sono indisoensabili come il pane ai malati di Sla , ma che non tutti i malati di Sla possono permettersi.

Caro Stefano, grazie per tutto ciò che ci hai dato. Non ti dimenticheremo mai. Hai lottato come un leone, sei stato un esempio di coraggio e di dignità. Sei stato un uomo vero. Troppi sono stati indegni di te.

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