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Sanitopoli, difensori Zelli chiedono assoluzione

Assoluzione «perché il fatto non sussiste o, in subordine, perché non costituisce reato». L’hanno chiesto, oggi, i difensori dell’ex amministratore delegato della Humangest ed ex direttore generale del gruppo Villa Pini, Gianluca Zelli, al termine della loro arringa, nel processo relativo all’inchiesta “Sanitopoli”, su presunte tangenti nella sanità privata abruzzese, che conta in totale 27 imputati (25 persone e 2 società).

Zelli, oggi presente in aula, deve rispondere di riciclaggio. Secondo l’accusa, avrebbe occultato in paesi [i]off shore[/i] una parte dei fondi delle cartolarizzazioni, 21 milioni di euro, gonfiando le sponsorizzazioni a due team motociclistici per la partecipazione al motomondiale nel 2005 e nel 2006.

Durante il loro intervento, i suoi avvocati Gennaro Lettieri e Ciro Pellegrino hanno più volte sottolineato che il denaro utilizzato per le sponsorizzazioni non proveniva dalla cartolarizzazione dei crediti della Sanità. «La somma avuta dall’ex patron di Villa Pini, Angelini per la cartolarizzazione dei debiti non performing, 54 milioni circa – ha spiegato Lettieri – è stata ricevuta nel dicembre 2004 e utilizzata nei primi mesi del 2005 per spese di gestione, 50 milioni di euro soltanto per il personale. In realtà – ha aggiunto il legale – il gruppo Villa Pini era già in gravi difficoltà economiche. Difficoltà che risolse con quel pagamento da parte della Regione, altrimenti si rischiava il fallimento già all’epoca».

L’avvocato Lettieri ha sottolineato anche che Angelini, e non Zelli, «era il vero responsabile di quello che accadeva nella clinica». «Ci sono state testimonianze – ha fatto presente- che hanno confermato questa circostanza. I contratti sono firmati da Angelini, i bonifici a favore delle società inglesi sono ugualmente firmati da Angelini».

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