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Combustibile dai rifiuti: «Opportunità o problema?»

«La Regione Abruzzo avrebbe deciso di destinare un milione e mezzo di euro al Cogesa di Sulmona per la realizzazione di un impianto finalizzato alla produzione di combustibile da rifiuti. L’impiego di questo materiale (Combustibile Solido Secondario) è previsto da un recente decreto dell’ex Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ed è un regalo fatto ai cementieri, i quali trasformeranno quello che finora era un costo in un guadagno. Infatti bisognerà pagare per consegnare il Css ai cementifici». A dichiararlo è il Comitato cittadini per l’ambiente.

«L’utilizzazione – continua il Comitato – di questo combustibile nei cementifici è contestato non solo dai Medici per l’ambiente (Isde), per i rischi alla salute pubblica, ma anche dai Comuni virtuosi, all’avanguardia nella raccolta differenziata dei rifiuti. Questo perché il Css si ricava dai rifiuti indifferenziati e quindi i due sistemi sono in forte competizione tra di loro».

«L’introduzione – aggiunge il Comitato – della linea Css nel Cogesa è un vantaggio per il nostro territorio o creerà solo problemi? Bisogna considerare che per produrre il Css occorre disporre di grandi quantitativi di rifiuti indifferenziati. Il presidente del Cogesa, Giuseppe Quaglia, ha dichiarato che impianti per Css con potenzialità inferiori a 70.000 tonnellate annue sono diseconomici. Dove si prenderanno tutti questi rifiuti? I 25 Comuni del Cogesa (55.000 abitanti) nel 2011 hanno prodotto 24.362 tonnellate di rifiuti e la raccolta differenziata è stata del 23 per cento. Poiché è realistico pensare che la raccolta differenziata possa raggiungere, entro alcuni anni, il 60 per cento, ciò significa che i rifiuti indifferenziati disponibili, da cui ricavare il Css, saranno meno di 10.000 tonnellate».

«Mancherebbero – si legge nella nota – all’appello 60.000 tonnellate di rifiuti che saremo costretti ad importare da fuori al solo scopo di far funzionare l’impianto Css! Per di più sarà un Css di non elevata qualità e quindi non facile da collocare sul mercato in quanto, la maggior parte della frazione combustibile come carta, plastica e legno, sarà già stata intercettata dalla raccolta differenziata. Oggi l’unica azienda abruzzese che produce Css, la Deco dei fratelli Di Zio, non trova di meglio che esportarlo in Romania. E dove finiranno gli scarti della produzione del Css (pari a circa un terzo dei rifiuti iniziali)? Se, come è probabile, essi saranno smaltiti sul posto si creerà un ulteriore problema perché si accorceranno i tempi di durata della discarica».

«Per quanto riguarda l’occupazione – sottolinea il Comitato – inoltre, l’apporto in nuovi posti di lavoro sarà ridottissimo. Perciò ci chiediamo: è sensata una scelta del genere? Anziché spendere un milione e mezzo di euro per un impianto che non ha futuro e che creerebbe più problemi di quanti ne risolve, non sarebbe meglio usare questo denaro pubblico per realizzare, nell’ambito del Cogesa, un impianto per la produzione di compost di qualità? Ciò ridurrebbe i costi per i Comuni, oggi costretti a conferire il materiale all’Aciam di Aielli; in più consentirebbe di ammodernare l’attuale piattaforma Tmb (Trattamento Meccanico Biologico) del Cogesa, destinata altrimenti a diventare sempre più obsoleta. Ci auguriamo che su questo tema si apra un dibattito pubblico che coinvolga forze sociali, amministratori e cittadini perché non è accettabile che tali decisioni vengano prese da poche persone sulla testa della gente».

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