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A Tarquinia Lido pensando all’Abruzzo

di Nando Giammarini

Splendida serata con i poeti a braccio della maremma Toscana, organizzata a Tarquinia Lido dalla valente poetessa estemporanea e regina indiscussa della sestina, Agnese Monaldi.

Tutto era pronto nei minimi particolari secondo il suo stile di donna di cultura, d’intelletto e di precisione allo stabilimento balneare la Tuscia di Tarquinia Lido per l’incontro poetico fortemente voluto da un gruppo di amici appassionati di questa antica arte nata nei meandri dell’800 ed ancora oggi viva e vegeta.

Sebbene con zone d’ombra e di difficoltà dovute al fatto che i grandi poeti estemporanei del passato ci hanno lasciati ed i giovani – tranne pochi figli d’arte, dei veri e propri miracoli della natura che resistono imperterriti all’oblio di tale nobile arte – non vi si dedicano. Codesti, sebbene residenti a Roma ed in pochissimi casi nei loro luoghi natii, sono originari dell’Alto Lazio esattamente nell’Alta valle del Velino ove, di tanto in tanto, organizzano delle serate poetiche trascorrendo serate liete all’insegna del canto a contrasto che infiammano le platee talvolta numerose.

Parlo dei paesini del circondario della Conca Amatriciana, di Bacugno, una frazione del Comune di Posta, di Borbona dove ormai da anni si organizza il Festival del Canto a Braccio che vede la partecipazione di tanti estempori cantori e di un numeroso pubblico proveniente da diverse Regioni. Io, abruzzese di origine di Cabbia di Montereale, quale appassionato grande estimatore di tale forma di cultura popolare faccio del mio meglio per organizzare simposi poetici e sono sempre ben disponibile a collaborare per quanto di mia competenza e capacità.

Sabato sera in quella cittadina di mare, in pieno svolgimento delle vacanze estive, tanta gente era presente ad ascoltare la meravigliosa esibizione dei poeti a braccio. Dopo i discorsi di benvenuto tra una portata e l’altra, Agnese Monaldi, Mauro Chechi e Lorenzo Michelini, molto apprezzati dal pubblico presente, hanno dato davvero il meglio di se stessi alternandosi al microfono con canzoni , stornelli, sestine ed ottave. Intervallati da poeti del Viterbese che, con poesie più o meno in rima, hanno contribuito a tenere elevato il clima della serata mirando dritti al cuore della gente da cui sgorgano sentimenti di sensibilità, amicizia e tenerezza che li portano a ritrovarsi in simili, festose circostanze.

Sensazioni e sentimenti fusi armonicamente nei versi dei poeti volti ad immortalare condizioni di vita delle persone e immagini di una natura senza tempo agli orecchi degli ascoltatori. Avvisato per tempo da Agnese – la poetessa raffinata e cortese,come è mio costume definirla amichevolmente – non me la sono sentita di mancare.

Nonostante il giorno successivo avessi un impegno impellente con alcuni amici a Cabbia dovendomi recare a piedi alla Madonna del Monte: un Santuario nel tenimento del Comune di Borbona, (Rieti). Una passeggiata, giunta per me e mio fratello gemello alla 46ma edizione, nell’incanto della montana flora tra il concerto naturale degli uccelli, lo stormir delle foglie e l’aria pura.

Ho portato a Tarquinia il saluto del mio Abruzzo e, salito sul parco oltre a ringraziare per l’ospitalità, ho indicato dei temi molto apprezzati dal pubblico, magistralmente eseguiti da Agnese che facendo gli onori di casa, cantava del Mare; Chechi la Montagna e Michelini la Collina. A seguire in uno stridente contrasto a due di mestieri ormai quasi desueti: il pastore e il contadino.

L’incontro con un mio caro amico di Campotosto, Angelo Poeta, trapiantato ormai da anni a Rignano Flamino con il suo gregge di 400 capi, appassionato quanto me di estempori cantori, ha resa ancor più bella e familiare la serata. Si è parlato delle comuni origini e del progresso che sembra voler divorare la terra e la nostra beneamata montagna, dell’eccessiva pressione fiscale che uccide tante attività, della mancanza di umanità e solidarietà che è davvero il male inguaribile del pianeta terra.

Abbiamo ricordato i grandi poeti Campotostari del passato: da Capannola a Ruggero Centi e tutti gli altri che ci hanno lasciato in questi ultimi anni: uno per tutti il grande ed indimenticabile Virginio di Carmine autore del Biscino. Secondo la gerarchia pastorale il Biscino era colui che doveva apprendere il mestiere da pastore e doveva apprendere le tecniche.

Un saluto di cuore ed un grandissimo in bocca al lupo ad un altro poeta a braccio dei nostri giorni alle prese con un grande problema di salute.

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