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Tasse, «Discriminazione dei terremotati»

«L’articolo 35 del disegno di legge ‘europea’ (A.S. 588), in discussione al Senato, prevede l’obbligo, per le imprese che abbiano goduto della sospensione fiscale in seguito ai terremoti di Marche e Umbria 1997, Molise e Puglia 2002 e Abruzzo 2009, di dimostrare i danni subiti, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della normativa e di calcolare, sulla base di questa certificazione, il rimborso a carico delle aziende stesse. Si tratta di una disposizione postuma, fortemente penalizzante per imprese che, oltre al danno, subiscono ora, anche dopo più di 10 anni, la beffa di procedure burocratiche assurde. E’ per questo che abbiamo presentato, con i colleghi parlamentari delle diverse regioni, emendamenti volti a correggere un intervento normativo discriminatorio. Si ricorda, infatti, che la sospensione fiscale per le imprese, in caso di calamità naturali, è sempre stata universale». Lo dice la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, componente della commissione Finanze, eletta in Abruzzo.

«Il primo emendamento che abbiamo presentato e sul quale mi batterò – spiega Stefania Pezzopane – è soppressivo dell’intero articolo. In alternativa, qualora non passasse la soppressione, abbiamo presentato altri emendamenti per allungare i tempi e semplificare le procedure. E’ insopportabile che alle imprese terremotate di tutta Italia, di Abruzzo, Umbria, Marche Molise e Puglia, venga chiesta, a posteriori, una tale assurda procedura. Non è una novità, questa, e tutto nasce da precise responsabilità del governo Berlusconi. Infatti, più volte, le amministrazioni locali, Confindustria, Api, i sindacati avevano segnalato il rischio di incappare nella procedura europea di infrazione».

«La mancata comunicazione – continua la Pezzopane – alla Commissione europea, da parte dei governi Berlusconi e Monti, costringe ora i terremotati al paradosso di dover dimostrare i danni materiali e sulle persone, quando nella norma nazionale tutto ciò non era previsto. Gli emendamenti che abbiamo proposto verranno sostenuti con un’adeguata battaglia parlamentare, ma contemporaneamente il governo deve aprire una coraggiosa interlocuzione con la Commissione europea per mettere al centro il tema dei danni che una comunità subisce a seguito di una calamità naturale e di come l’Europa debba comportarsi in queste circostanze. Non si tratta, infatti, di aiuti di Stato o di contributi, ma semplicemente della giusta considerazione per i danni conseguenti a un sisma».

«Ci chiediamo, tra l’altro – conclude Stefania Pezzopane – perché questo stravagante ‘onere della prova’ sia chiesto solo ai terremotati e non invece anche ad altre popolazioni che hanno subito altro tipo di calamità. Anche questo è un elemento di grave e inaccettabile discriminazione».

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