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Sisma Toscana, anatomia di un terremoto

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A circa 24 ore dal terremoto di magnitudo locale 5.2 che ieri ha colpito la Toscana, «sono stati 300 gli eventi registrati dalla Rete sismica nazionale». A renderlo noto, attraverso il blog [i]Ingv Terremoti[/i], sono i ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

«Nella notte e in queste ultime ore – precisano gli studiosi – gli eventi registrati hanno avuto magnitudo basse, quasi tutti inferiori a 3: l’evento più forte è stato quello di questa mattina, 22 giugno, alle ore 3.56 italiane», che «ha avuto magnitudo locale 3.4 ed è stato risentito dalla popolazione».

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«In considerazione dell’entità dell’evento di ieri mattina – spiegano i ricercatori – è stata attivata la Rete sismica mobile della sede di Roma (Re.Mo.) dell’Ingv, che ha installato una rete sismica temporanea a integrazione delle stazioni permanenti già presenti in area epicentrale». In particolare, precisano gli studiosi «sono partite due squadre entrambe equipaggiate con tre stazioni sismiche a 6 componenti, due dotate di router Umts per eventuale collegamento in real-time. Tra ieri sera e questa mattina sono state installate 5 stazioni temporanee alcune delle quali inviano dati in real time alla sala di monitoraggio di Roma».

Intanto gli esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno realizzato un video che mette in evidenza attraverso un’animazione la propagazione sulla superficie terrestre delle onde sismiche generate dal terremoto di magnitudo locale 5.2 di ieri. «Nel video – commentano i ricercatori – le onde di colore blu indicano che il suolo si sta muovendo velocemente verso il basso, quelle di colore rosso-giallo indicano che il suolo si sta muovendo verso l’alto. Ogni secondo dell’animazione rappresenta un secondo in tempo reale. La velocità e l’ampiezza delle onde sismiche dipende dalle caratteristiche della sorgente sismica, dal tipo di suolo che attraversano e anche dalla topografia. Esse, quindi, non si propagano in maniera uniforme nello spazio e luoghi posti alla stessa distanza dall’epicentro risentono del terremoto in maniera completamente diversa».

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