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L’Aquila, il trasferimento di Padre Candido

di Fulgo Graziosi

La notizia del trasferimento di Padre Candido dall’Aquila e, in particolare, dalla Parrocchia di San Sisto ha creato un certo disappunto da parte dei parrocchiani e degli abitanti del popoloso quartiere, ormai inglobato nel tessuto urbano sociale della città.

È vero che il clero, soprattutto i frati, prestano il giuramento di obbedienza assoluta e, pertanto, sono obbligati a rispettare le decisioni dei superiori. È altrettanto vero, però, che la nostra comunità cittadina ha subito un vero e proprio sconvolgimento sociale per effetto del terremoto del 2009, i cui effetti negativi si stanno subendo, in maniera accentuata, proprio in questi ultimi tempi. Ora i cittadini, i parrocchiani, i fedeli tutti, avrebbero maggiormente bisogno di una parola di incoraggiamento, di conforto, per essere aiutati a superare le impervie avversità della vita e le numerose negative ripercussioni di una burocrazia estenuante e insensibile ai delicati momenti di vita sociale della comunità aquilana e dei cittadini del cratere.

Non sarebbe sbagliato, a questo punto, se i superiori responsabili dell’Ordine Francescano potessero prendere in seria considerazione gli appelli della collettività di San Sisto ed oltre, allo scopo di non turbare quell’equilibrio e quel rapporto fiduciario che si è venuto a creare nel tempo tra Padre Candido e la comunità aquilana.

A tal fine, pubblichiamo anche la delicata nota della professoressa Annamaria Coletti Strangi:

«Padre Candido è stato ed è per noi aquilani, un punto di riferimento, un fulgido esempio di edizione e umiltà francescana. Ha seguito il cammino spirituale di tantissimi di noi, dei nostri figli e dei figli dei nostri figli, nelle sue tappe più salienti. Sempre disponibile, sereno, umano, ricco di bontà, equilibrio, fede, semplicità francescana, è stato una luce nel buio, quando la fede vacillava, quando la corruzione che ci circondava rischiava di sommergerci. Il suo sorriso ci ha consolato e rasserenato nei momenti bui del pre e post sisma, quando si è prodigato fino all’estremo per tutti. L’Aquila ha bisogno di Lui, noi aquilani, così smarriti, angosciati, nauseati da intrighi e giochi di potere, abbiamo bisogno di Lui. Chi ha avuto il privilegio di averlo come Padre Spirituale lo sa, per questo non possiamo sopportare di perderlo. Sarebbe un dolore nel dolore e noi abbiamo bisogno di speranza e di rinascita».