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Pazza Italia, tutta da rifare

di Xavier Jacobelli

Un’Italia folle, stanca e orgogliosa entra nelle semifinali della Confederations Cup dopo avere colto una vittoria tanto immeritata quanto fortunata sul grande Giappone di Zac, che avrebbe avuto diritto almeno al pari. Invece, i Samurai tornano a casa assieme al Messico, liquidato da Neymar e dal Brasile.

Cesare Prandelli ha 72 ore di tempo per cambiare i connotati a una fra le peggiori Nazionali della sua gestione, mai vista penare così tanto, se non nella finale europea di Kiev, dov’era stata travolta dalla Spagna. A Recife ci è andata terribilmente bene e lo dimostra la sequenza di un incontro pazzesco: 0-2, 2-2, 3-2, 3-3, 4-3.

Come ha onestamente riconosciuto De Rossi, che purtroppo non ci sarà contro il Brasile perchè verrà squalificato, il risultato finale è l’unica cosa da salvare, assieme all’orgoglio di un gruppo che non ci stava a perdere e ha rimontato gli avversari con le unghie e con i denti, sputando sangue sino all’ultimo e soffrendo dannatamente.

Il resto è tutto da rifare: il gioco, il modulo, gli interpreti. Tranne Balotelli, che praticamente ha sorretto la squadra da solo, sacrificandosi anche a centrocampo e in difesa, confermandosi un cecchino implacabile dal dischetto (19 rigori trasformati su 19; 10 gol in 24 partite con la maglia azzurra: soltanto Meazza, alla sua età, aveva segnato di più in Nazionale).

Da salvare anche Giaccherini, il più in forma di tutti e De Rossi (rete n.15 nel Club Italia), decisivo per la rimonta, sia in occasione del gol sia nell’azione che ha portato al tocco vincente di Giovinco, al primo centro in Nazionale.

D’accordo. Il clima infernale, il caldo tropicale, l’umidità hanno pesato a tal punto che lo stesso De Rossi ha dichiarato: “Dopo sessantotto minuti, mi sembrava di essere in campo da duecento”. Ma le condizioni meteo sono state le stesse anche per gli scatenati giapponesi, apparsi trasformati rispetto alla pessima gara inaugurale con il Brasile. Anche se gli uomini di Zaccheroni erano a pezzi, essendo sbarcati soltanto quarantotto ore prima del debutto, dopo essersi lasciati alle spalle un tour de force sull’asse Giappone-Qatar-Brasile.

La prima mezz’ora della partita è stata orripilante e, se è vero che l’arbitro ha regalato il rigore ai giapponesi, è altrettanto vero che gli azzurri sono stati penosi, letteralmente in bambola di fronte a Honda, pronto per il Milan; Kagawa, Okazaki e gli altri incontenibili compagni.

Difesa squinternata con Barzagli e Chiellini irriconoscibili; centrocampo piantato sulle gambe e tradito da Montolivo; Balotelli isolato in attacco e mai supportato da Aquilani. Tanto che Prandelli ha richiamato il viola dopo soli 25′, sconfessando le sue scelte iniziali anche quando ha tolto dalla mischia pure Maggio.

Il ct l’ha riconosciuto: a Recife la squadra ha fatto una “fatica pazzesca”. Per questo, sabato sera a Salvador de Bahia, contro il Brasile dello scatenato Neymar, Prandelli dovrà cambiare e molto, onde evitare di ripetere l’errore fatale di Kiev, quando le Furie Rosse fecero a pezzi un’Italia svuotata di ogni energia.

L’albero di Natale non funziona ed è decisamente fuori stagione. Balotelli è un fenomeno anche quando si tratta di lottare, ma, se si ha la fortuna di avere un superbomber come lui, è un delitto tagliargli i rifornimenti e lasciarlo terribilmente solo.

Inquieta la difesa: Barzagli e Chiellini sono lenti, macchinosi e meno male che Buffon è sempre Buffon; De Sciglio ha peccato d’ingenuità sul rigore graziosamente donato a giapponesi; Maggio aveva le gambe di legno come troppi suoi compagni.

Contro il Brasile urgono un attaccante in più e forze fresche. Prandelli le ha a disposizione. L’importante è scegliere gli uomini giusti. Il ct sa quel che deve fare. Purchè non si ripeta la prova disastrosa di questa notte. La fortuna è cieca, ma la prossima volta non ci andrà così bene. Potete scommetterci.

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