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Export Abruzzo, «Segnali di ripresa grazie alle multinazionali»

Segnali di risveglio per l’export abruzzese nei primi tre mesi dell’anno, grazie alle buone performance delle grandi multinazionali del trasporto, mentre risultati peggiori si registrano per quanto riguarda i prodotti realizzati dalle imprese abruzzesi, con l’abbigliamento a picco. E’ quanto emerge da un’indagine curata per la Cna regionale dal ricercatore Aldo Ronci, che ha elaborato i dati Istat sull’export nelle regioni italiane.

Secondo lo studio, nel primo trimestre dei quest’anno, l’ammontare complessivo delle esportazioni abruzzesi è stato pari a 1.716 milioni di euro, mentre nel primo trimestre del 2012 era stato di 1.720, con una flessione, quindi, di 4 milioni di euro e un valore percentuale che subisce una riduzione dello 0,2%, più lieve di quella nazionale (0,7%).

«Il risultato di questi mesi – spiega Ronci – è frutto di una forte ripresa delle esportazioni di autoveicoli e di altri mezzi di trasporto, che nel 2012 avevano segnato pesantissime flessioni, ma anche di un forte decremento degli altri prodotti. In sostanza, volendo tradurre in nomi, vanno bene Sevel ed Honda; male le imprese abruzzesi».

Il settore dei trasporti, d’altronde, rappresenta in Abruzzo il 43% del totale dell’export (9% in Italia); mentre a livello nazionale l’export degli autoveicoli cresce di appena l’1,9%, quello regionale vola al +10,3% (con 60 milioni in più in termini assoluti), e il settore delle due ruote prodotte in Abruzzo sale addirittura a quota +15,3% (con 14 milioni in più), in controtendenza rispetto alla media italiana (-5,3%).

I decrementi più importanti che hanno determinato la flessione dell’export sono stati di 39 milioni (-39,7%) per l’abbigliamento; di 28 (-30,8%) per i prodotti farmaceutici; di 13 (-99,6%) per i prodotti dell’estrazione di cave; di 8 (-30,1%) per gli articoli in pelle.

«Se non ci fossero le multinazionali a tenere alti i numeri, parleremmo di autentico disastro – commenta il presidente regionale della Cna, Italo Lupo – perché questa è una realtà in cui non si fanno politiche attive né per la grande impresa né per le piccole. Da anni questo territorio non riesce ad attrarre nuovi grandi insediamenti, e fatica a conservare quelli che ha».

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