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Gli aquilani dentro la ricostruzione

«Le imprese chiedono che L’Aquila abbia un luogo organizzato e stabilmente dedicato ai grandi eventi, che sia funzionale ad accogliere molta utenza durante tutto l’anno – riferisce Roberto Di Vincenzo, Presidente Carsa Srl, a conclusione del Salone della Ricostruzione».

«Tanta è la voglia di esserci da parte degli operatori locali che per l’edizione 2014 organizzeremo il B2B tra i Consorzi di impresa e i produttori che qui potranno incontrarsi e stringere affari in maniera strutturata anziché casuale».

«In questi 4 giorni abbiamo ascoltato molti imprenditori, rappresentanti delle Istituzioni e del mondo economico e abbiamo maturato l’idea che le istanze sono chiare e che investono quattro grandi temi:

– Sviluppare un’economia degli eventi: dobbiamo rimettere in moto commercio e servizi, che dal 6 aprile sono stati decapitati del 60%? ebbene possiamo farlo subito solo se mettiamo mano a un’organizzazione e accoglienza stabili di grandi eventi: ciò significa innanzitutto individuare e destinare in modo stabile un’area precisa e poi creare un calendario di eventi a mezzo di una programmazione stabile, che copra tutto l’anno. L’indotto delle fiere è notevole, come hanno dimostrato i due Saloni dei prodotti tipici e della ricostruzione, e se il terziario del commercio e dei servizi connessi potesse contarci stabilmente si riattiverebbe un tessuto che è rimasto senza presente per un motivo soltanto: perché gli operatori non hanno i locali dove lavorare né l’utenza da servire.

– fare più spazio alle imprese aquilane nella ricostruzione: ho sentito molte piccole imprese lamentarsi del fatto che non hanno lavoro: come è possibile che accada questo nell’unico cantiere che non conosce crisi? Si tratta di piccolissime imprese che potrebbero lavorare in subappalto e di artigiani che hanno una competenza storica nei settori più disparati, dal ferro al legno alla pietra eccetera.

– creare e rigenerare le maestranze locali: artigiani, liberi professionisti, microimprenditori hanno un forte senso di appartenenza locale che si è tradotto in un peculiare modello di relazioni sociali e produttive. Il loro patrimonio di conoscenza è secolare: ora va immesso nel circolo della ricostruzione e ne va garantito il trasferimento alle nuove generazioni con il sistema della staffetta anziani/giovani.

– attivare il polo della costruzione: favorire i processi di specializzazione e qualificazione nonché la formazione di quelle nuove figure tecnico-professionali che ormai sono la risposta ad una domanda di nuove competenze: per esempio, abbiamo i “quantity surveyor”, cioè persone preparate su come ridurre in maniera scientifica i costi dei progetti? Su questo noi stiamo predisponendo uno studio previsionale con il quale potremmo fare proiezioni attendibile

– riflettere sulle filiere in fieri: è emerso dagli imprenditori di una filiera energia – legno nata intorno agli impianti a biomasse legnose e pompe di calore a pellet e cippato. L’Aquila è ricca di materiale legnoso e molte aziende lavorano sulla raccolta e lavorazione legno, su vendita e installazione delle stufe e caldaie, ed immaginano una sorta di filiera corta che il verde aquilano potrebbe favorire.

Insomma, appare con tutta evidenza che di idee e voglia di fare ce ne siano molte e con tutte le carte in regola per lavorare da qui ai prossimi trent’anni. Si tratta ora di mettere da parte i battibecchi e di remare tutti nella stessa direzione, cancellando quell’immagine non positiva che L’Aquila sta trasmettendo all’esterno e che tiene tutti distanti, cittadini compresi”».

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