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Enza Blundo non ci sta

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La Senatrice Enza Blundo spiega in una lunga nota il suo voto negativo all’emendamento per L’Aquila.

«Nel decreto 576, votato al Senato il 13 giugno -, spiega la Blundo – erano presenti emendamenti per la ricostruzione di L’Aquila, come abitudine per un’elemosina ai cittadini di scarsi cento milioni per quest’anno.

Ormai sappiamo tutti che per la realizzazione del Tratto ad Alta Velocità (Tav) ci sono imprese che fanno riferimento al Pd come al Pdl. L’opera è stata considerata inutile da esperti di economia; inoltre, secondo il Sole 24 ore, per ogni milione di euro investito produce 0,76 posti di lavoro, quindi non risolleverebbe nemmeno le sorti dell’occupazione. Nonostante ciò, il finanziamento del Tav è stato inserito nel disegno di legge, insieme a quello dell’ampliamento dell’Expò di Milano ed altre scelte che porterebbero vantaggi solo a noti comitati di affari.

Non ho potuto tollerare, insieme al mio gruppo, che L’Aquila potesse essere il pretesto per dare briciole ai cittadini, senza realmente indicare come verrà erogato il miliardo per i prossimi sei anni. Pertanto, senza intaccare il risultato, si è voluta contestare la modalità.»

La stessa cittadina Enza Blundo ha poi sottolineato come fosse pienamente cosciente che il voto contrario avrebbe scatenato un forte dissenso tra molti ma, quale rappresentante del MoVimento 5 stelle, ha inteso essere fedele al proprio MoVimento, senza avere timore delle ripercussioni, anche negative, che avrebbero potuto esserci.

«Confido nell’Intelligenza degli aquilani, – ha detto la Blundo, – i quali dovrebbero puntare lo sguardo non tanto su questa comunicazione del MoVimento 5 stelle, quanto sulle azioni di politici che non hanno spiegato ancora come mai non siano intervenuti con grinta e determinazione quando alla città di L’Aquila è stata negata la possibilità di continuare ad attingere dalla Cassa depositi e prestiti.

La ricostruzione della nostra città, e dei comuni del cratere, è un diritto, così come è un dovere che il Governo metta in atto tutti i provvedimenti per raggiungere l’obiettivo, altrimenti sono solo parole e in questi quattro anni ne abbiamo ascoltate fin troppe.

Votando favorevole si è complici della costruzione di opere inutili e sperpero di soldi pubblici. Votando sì a quegli emendamenti si continuano ad utilizzare i precari come merce di scambio. Ho conosciuto ragazzi che sono stati assunti dopo il terremoto, ogni volta che il contratto arriva a scadenza c’è la paura che non venga rinnovato e si sentono in obbligo di votare per chi ha la possibilità di decidere se possono continuare a lavorare o devono tornare a casa.

I colleghi parlamentari di ieri e di oggi dovrebbero spiegare ai cittadini il perché L’Emilia Romagna sia una delle regioni ai primi posti nell’assegnazione dei fondi europei ed abbia ottenuto 10 miliardi di Cassa; l’Abruzzo, al contrario, pur essendo agli ultimi posti in termini di fondi ottenuti da Bruxelles non riesce ad assicurarsi il necessario.

Altro aspetto che dovrebbe generare indignazione è l’uso arbitrario dell’art. 81, quell’articolo che impone allo stato Italiano il pareggio di bilancio, ovvero dice che lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico».

Racconta la cittadina al senato: «Il mio emendamento, che richiedeva la rimozione prioritaria delle macerie contenenti amianto davanti le abitazioni della gente, è stato ritenuto irricevibile; ciò vuol dire che si pospone la salute dei cittadini ad altri interessi.»

Si voleva denunciare quindi la modalità con cui si stanno trattando le emergenze che hanno colpito il Paese. Di fatto, la maggioranza Pd-Pdl sta concertando delle modalità per trovare fondi per la ricostruzione. «Sono contenta – prosegue la Blundo – che il Governo, accogliendo i miei due Ordini del Giorno, abbia preso un impegno a procedere, il prima possibile nella formulazione di un Testo Unico delle numerose disposizioni per la ricostruzione post sisma a L’Aquila e di assicurare una maggiore vigilanza affinché nel recupero dei centri storici vi sia la certificazione energetica degli edifici, attraverso l’impiego di energie alternative, di impianti a basso consumo e di risparmio idrico che potrebbero dare lavoro.» «Continuerò a lavorare con onestà e impegno – conclude la Blundo – e ci faremo carico come gruppo di una seria inchiesta su quanto successo a L’Aquila, anche per capire perché si stanno tutelando solo alcuni cittadini e non tutti.»