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Lavoro, L’Aquila sempre più debole

Nel corso del 2012 torna a peggiorare la situazione occupazionale per la provincia dell’Aquila. Secondo i dati Istat delle forze di lavoro il tasso di disoccupazione è stato lo scorso anno pari a 9,4%, contro l’8,3% del 2011 e il 7% del 2010.

Anche gli altri indicatori del lavoro presentano performance non positive: le persone in cerca di occupazione, in provincia, salgono da 10.800 a 12.800, mentre a livello regionale aumentano da 47.200 a 61.700 unità. I dati sono stati diffusi dalla Camera di Commercio dell’Aquila nell’ambito dell’undicesima Giornata dell’Economia.

La Cassa Integrazione Guadagni ha mostrato anche nel 2012 una riduzione delle ore complessivamente erogate del 13,2% rispetto all’anno precedente. Gli interventi ordinari sono cresciuti del 25,5% a conferma delle difficoltà di natura congiunturale che sta attraversando il sistema delle imprese, mentre la cassa integrazione straordinaria e in deroga si è ridotta del 28,5%.

Le difficoltà congiunturali che hanno colpito il sistema italiano hanno avuto ripercussioni anche a livello locale. In particolare l’economia della provincia dell’Aquila, caratterizzata da debolezze strutturali, non ha potuto non risentire pesantemente del calo della domanda complessiva dell’area euro.

Secondo la Camera di Commercio del capoluogo il reddito prodotto dall’economia aquilana nel 2011 (ultimo dato disponibile) è stato in termini di valore aggiunto a prezzi correnti pari a 5.835,5 milioni di euro contro 5.797 milioni di euro del 2010, con un incremento in termini percentuali dello 0,6%. L’Aquila registra un peso pari a 22,1% del reddito totale regionale, percentuale in leggera crescita rispetto agli anni precedenti.

Prendendo in esame un ulteriore indicatore quello del reddito disponibile delle famiglie consumatrici, in provincia si evidenzia un valore pari a 4.677 milioni di euro nel 2011 (ultimo dato disponibile) con un incremento di 3,5% rispetto al 2010. Ragionando in termini pro capite il reddito disponibile delle famiglie consumatrici per L’Aquila è pari a 15.084 euro superato da quello di Chieti (15.553 euro), seguito da quello di Pescara (14.512 euro) e di Teramo (13.621 euro), con una media regionale di 14.744 euro.

Le famiglie aquilane ed abruzzesi pur avendo un reddito disponibile superiore alla ripartizione del Sud (12.823 euro) sono ben lontane dalla situazione delle famiglie del Centro (con reddito pro capite medio pari a 18.663 euro) e del Nord (con lo stesso indicatore pari a 20.156 euro nel Nord-ovest e 20.159 euro nel Nord-est).

L’analisi del sistema creditizio sul territorio aquilano – stando sempre a quanto riferisce la Camera di Commercio – è oggi ancor più necessaria al fine di valutare in maniera più approfondita il ruolo del credito come canale principale attraverso il quale possono nascere e crescere le realtà imprenditoriali locali.

Secondo i dati della Banca d’Italia, gli impieghi per localizzazione della clientela risultano nel 2012 pari a 4.524 milioni di euro, mentre i depositi sono pari a 6.245 milioni di euro. I primi diminuiscono del 2,2%, mentre i depositi aumentano di ben 10,5 punti percentuali.

Per analizzare il livello di rischiosità degli impieghi della provincia – osserva la Cciaa – si può analizzare il rapporto tra le sofferenze ed impieghi, essendo appunto il primo indicatore pari al rapporto tra l’ammontare dei crediti per cassa in essere con soggetti in stato di insolvenza e il secondo l’ammontare complessivo degli impieghi bancari. Tale rapporto per la provincia dell’Aquila passa da 7,7 del 2010 a 9,6 del 2011 fino a 9,9 del 2012 (dato del 30 settembre 2012). Tale valore, come in passato, risulta superiore a tutte le province abruzzesi e quindi alla media regionale (8,8%), in linea con la ripartizione Sud e Isole (in cui è pari a 9,9%) e superiore alla media Italia (6%).

L’incremento delle sofferenze sugli impieghi evidenzia una crescente insolvibilità del sistema economico, sintomo di forti difficoltà da parte degli operatori.

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