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El Shaarawy e Marchisio sul mercato

Juve e Milan si marcano a uomo su Tevez, con sorpassi e controsorpassi per arrivare primi sull’argentino; baruffano per Boateng. Intanto, sia Agnelli sia Galliani lavorano alacremente per segnare due clamorosi autogol: vendere Marchisio ed El Shaarawy.

Le dichiarazioni del centrocampista campione d’Italia dal ritiro brasiliano della Nazionale, trasudano sconcerto e irritazione: se la Juve pensa che non sia più importante, me lo dica chiaramente, così valuto le offerte del Manchester United e del Monaco, con tanti saluti.

Marchisio ha perfettamente ragione: ha 27 anni, è calcisticamente cresciuto nella Juve, della quale dovrebbe diventare il capitano, nel giorno lontano in cui Buffon lascerà l’attività agonistica; è uno dei più forti centrocampisti del mondo; ha dato un contributo determinante nella conquista di due scudetti consecutivi. Eppure, si ritrova inopinatamente sul mercato: ma che senso ha vendere Marchisio, anche per 30 milioni di euro, minando il nucleo portante della Juve e, soprattutto, privandola di uno dei suoi punti di forza?

Ma non ci è sempre stato detto che Marchisio sia unico anche per la duttilità tattica, per la capacità di ricoprire ruoli diversi, per l’abilità negli inserimenti in zona gol? E se la Juve lo vende al Manchester United, non rafforza una grande rivale in Champions League? E che cosa se ne fa la Juve degli eventuali 30 milioni ricavati dalla cessione di Marchisio: li spende per Jovetic, che gioca in un ruolo diverso rispetto al torinese e serve ai bianconeri molto meno del medesimo?

Ma perchè, lasciando in pace Marchisio, non si pensa a monetizzare i cartellini di Felipe Melo, Martinez, Ziegler e il battaglione di altri giocatori a disposizione? Forse perchè è più facile comprare che vendere?

La strategia del Milan su El Shaarawy è ancora più ondivaga e contraddittoria. Un giorno, Galliani va in crociera con gli sponsor (la stessa dove, un anno fa, proclamò l’incedibilità di Thiago Silva e Ibrahimovic, assicurando allo svedese la maglia rossonera n.10: naturalmente, entrambi furono venduti al Psg). Scatenando l’inferno, il Numero Due di Berlusconi annuncia: Stephan può essere ceduto. Un altro giorno, invece, lo rincuora: Stephan stia tranquillo, è un giocatore del Milan.

Poi, però, Galliani salta su un aereo privato, molla gli sponsor in Grecia e piomba a Milano per incontrare l’agente di Tevez, ufficialmente nel capoluogo lombardo per discutere con Leonardo della rescissione contrattuale di Ancelotti, in procinto di trasferirsi al Real.

Venticinque milioni di euro e il cartellino dell’Apache sono l’offerta del City per El Shaarawy. Il Milan ne è talmente allettato da sorvolare sull’ingaggio di Tevez che guadagna 8,5 milioni di euro netti a stagione, cioè più del doppio del tetto salariale imposto dal club rossonero ai propri tesserati.

Se voi foste nei panni dell’attaccante italo-egiziano, che cosa pensereste? Soprattutto, dopo avere saputo che il vostro presidente onorario, soltanto due settimane fa, stava per cacciare il vostro allenatore accusato di avervi relegato troppo spesso in panchina nel finale di stagione? Ma la coerenza dov’è?

E vogliamo parlare dei proclami societari sulla svolta giovane, la linea verde, il modello Barcellona, l’esempio Bayern, l’abbattimento del monte ingaggi e bla bla bla? Forse il Barcellona e il Bayern hanno venduto i talenti cresciuti nei rispettivi vivai?

Ognuno è libero di fare ciò che gli pare. L’importante è parlare chiaro ai tifosi. Soprattutto ai tifosi.

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