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Debito da 60 milioni: Procura indaga sul Cam

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Maxi-debito del Cam, scatta l’inchiesta della magistratura. La Procura intende fare totale chiarezza sulla gestione passata e presente della società consortile, che è arrivata ad accumulare un debito di oltre 60 milioni di euro.

Le indagini vengono svolte dalla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri della Procura. L’inchiesta va ad aggiungersi a quella riguardante gli ex amministratori, accusati di falso, e per i quali l’ex procuratore Vincenzo Barbieri aveva chiesto il rinvio a giudizio, e quella riguardante l’acquisto della nuova sede del Cam, il cui costo da due milioni è quasi raddoppiato.

L’atto di compravendita è stato stipulato il 10 luglio 2009, tra la Prs (società venditrice), la Fineco leasing (società acquirente) e il Cam (società utilizzatrice). La lievitazione delle spese viene giustificata dal Cam con la necessità di eseguire dei lavori di ristrutturazione. La magistratura, tuttavia, ha avviato un’indagine.

La nuova inchiesta è scattata dopo la segnalazione di presunte irregolarità su bilanci e spese, contenute in un esposto di 22 pagine. Le indagini mirano ad accertarne la fondatezza. Altri guai in vista, dunque, per una società sull’orlo del fallimento. Gli azionisti, cioè i 33 Comuni soci, sperano di salvare il Cam attraverso il concordato preventivo, che dovrà essere concesso dal tribunale. Con tale procedura, i creditori (fornitori di energia, banche, istituti previdenziali, ditte varie e gli stessi soci) dovranno accontentarsi del 30% della somma loro spettante.

Ma non tutti i creditori verranno trattati allo stesso modo. In caso di concordato preventivo, infatti, un articolo della legge fallimentare (il 182 quater), introdotto nel 2010, prevede che ad essere liquidati per prima saranno le banche e i soci. Ciò al fine di incentivare gli interventi a sostegno delle società in crisi e di tenere conto dell’interesse del socio al salvataggio della società. Per salvarsi, però, il Cam ha bisogno che i soci remino tutti nella stessa direzione.

All’esigenza di ricreare una clima sereno, dopo le tensioni e i contrasti tra consiglio di gestione e consiglio di sorveglianza, si ispira la proposta avanzata dal sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, di azzerare entro il 30 giugno i due organismi. Alcuni soci non sono d’accordo. A giorni ci sarà l’assemblea dei sindaci. In quella sede, si vedrà se la proposta di Di Pangrazio passerà.

Fonte: Il Centro, articolo di Nino Motta