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Bonus economici alle famiglie con disagio sociale

«Anche quest’anno il Comune dell’Aquila erogherà un bonus economico alle famiglie con disagio sociale». Lo ha reso noto l’assessore alle Politiche sociali Stefania Pezzopane.

«Si tratta – continua Pezzopane – di un intervento “una tantum”, a favore di persone o famiglie, che si trovano in difficoltà, con un reddito Isee che non supera i 6mila euro. Le domande pervenute al Comune sono state 399, di cui 354 accolte perché in linea con i requisiti del bando, per un totale di 214 mila euro.

«Tutti riceveranno un bonus che varia da 350 a 800 euro a famiglia, a seconda del reddito e della composizione familiare. Nei prossimi giorni il bonus sarà in pagamento presso le filiali della Bper (ex Carispaq)».

«Si tratta, in particolare, di famiglie numerose, con fragilità sociali, giovani coppie con lavoro precario, persone con problematiche di tipo abitativo, categorie protette, nuclei con capifamiglia esclusi dal mondo del lavoro – spiega l’assessore Pezzopane – Le richieste presentate al Sevizio Sociale del Comune sono cresciute in maniera esponenziale nel corso di questi anni Si pensi che l’anno passato erano 240 le domande ammesse e quest’anno sono 354, a fronte di quasi 400 presentate. Cifre che fanno tremare i polsi. Siamo all’emergenza sociale vera e propria».

«Il contributo che dà il Comune – prosegue l’assessore – è comunque un’una tantum, un intervento che non ha carattere strutturale, ma cerca di dare sollievo a chi si trova in una situazione di estrema difficoltà, occupazionale o abitativa. Di questi casi, la nostra città è piena. Soprattutto dopo il sisma. Tuttavia, di fronte a questa emergenza sociale, la Regione continua a rispondere con la politica dei tagli e ad ignorare ogni appello e ogni allarme sociale».

«In Senato – conclude Pezzopane – mi sto adoperando sia per un provvedimento contro la povertà, sia per un diverso calcolo dell’Isee. Il Comune, tra mille sacrifici, cerca di affrontare i casi più difficili, ma bisogna attivare più solide reti sociali, anche verificando la disponibilità di commercianti e grosse catene alimentari, di contribuire, in collaborazione con il Comune, a forme di aiuto per le fasce sociali più deboli».

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