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«Finalmente L’Aquila ha un nuovo rettore»

«Dopo nove lunghissimi anni si è finalmente chiusa l’esperienza di Di Orio alla guida dell’Ateneo aquilano. Anni segnati da scandali e da un continuo depauperamento sia qualitativo che quantitativo di una istituzione fondamentale per i destini della città dell’Aquila e dell’intero Abruzzo. Ne è la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, l’assoluta assenza dell’università sul tema, fondamentale, della ricostruzione dell’Aquila e del suo territorio». A dichiararlo sono Alfonso Magliocco e Gianfranco Giuliante.

«Finalmente – si legge nella nota – L’Aquila ha un nuovo rettore, la professoressa Paola Inverardi, a cui vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro, perché la sfida del rilancio del nostro Ateneo è grande e sarà possibile solo scardinando il sistema vischioso che negli ultimi anni l’ha tenuto ingessato ed individuando sinergie con tutte le Istituzioni e con il sistema economico – produttivo, per raggiungere finalmente quell’integrazione dell’università con il territorio da alcuni predicata ma mai concretamente attuata. Da parte nostra c’è stata la volontà di dare un contributo concreto ad una candidatura, quella della professoressa aquilana Inverardi, che rappresenta un taglio netto con il passato dioriano, che seppur rimasticato è stato riproposto tramite l’altra candidata, la professoressa Cifone, a garanzia della conservazione. Abbiamo scelto la discontinuità e soprattutto un modo diverso di intendere l’istituzione universitaria, non più chiusa e autoreferenziale ma vero volano (culturale, scientifico ed economico) della città dell’Aquila e soprattutto aperta alle nuove sfide che ci attendono».

«In questo momento – concludono – di svolta per l’Ateneo ci dispiace constatare che il prof. Di Orio ha deciso di compiere un ultimo “sgarbo”, quello di rimanere in carica fino al 30 settembre. Anche se perfettamente lecito, ci saremmo aspettati a seguito di uno schiacciante risultato elettorale (oltre 100 voti), un ultimo gesto distensivo e di pacificazione per il bene dell’Ateneo aquilano. Ma evidentemente “il lupo perde il pelo ma non il vizio”».

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