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«Campo Globo, questa era la mia casa»

di Tiziana Pasetti

Pensavo fosse morta. Poi ho visto il telo da mare. E il piede che ritmava una qualche musica che sentiva solo lei.

Una ragazza stesa a prendere il sole vestita di nero.

E quindi? Vi chiederete. E quindi una ragazza stesa su un telo da mare nel parcheggio del Centro Commerciale Globo all’Aquila non capita tutti i giorni, di vederla. E neanche di rischiare di ucciderla parcheggiandoci sopra.

Sono scesa e l’ho presa a parolacce, quasi. Lei mi ha sorriso. Mi ha detto: «Non prendertela, questa è casa mia».

Certo. I matti. Qui all’Aquila il terremoto ci ha rincitrulliti tutti.

«Non scherzo. Qui c’era la mia tenda, 4 anni fa. Questo era il mio Campo. Avevo 16 anni, e quello è stato il tempo più felice della mia vita».

E’ passato da poco mezzogiorno. Dovrei correre via, ma: «Posso entrare a casa tua?», chiedo.

Lei si siede, mi fa spazio. «Certo».

Chiara oggi ha quasi 21 anni. «I miei genitori hanno vissuto questi quattro anni come se fossero durati in realtà un paio di mesi. A me sembra una eternità. La notte del terremoto ero una bambina, ancora. Un po’ solitaria, un po’ sfigata. Qui è cambiato tutto. Ricordo ogni angolo, di questo posto. Mio padre va in centro a guardare la sua casa di quando era bambino e piange. Io vengo qui e mi si stringe il cuore. Allora mi sdraio, guardo in su, ascolto le stesse canzoni di allora, e tutto sembra tornare. Qui mi sono innamorata la prima volta. Cioè, qui per la prima volta mi sono innamorata di un ragazzo che si è innamorato di me. I primi baci, le fughe per nasconderci da mia madre e da mia nonna, mia sorella che ci correva dietro e che ci ricattava con richieste assurde. Siamo rimasti insieme fino al mese scorso. E questo era il nostro posto. Mi ha detto che deve riflettere». Smette di parlare. Resta in silenzio e continua a guardare il cielo. Poi si gira, mi guarda: «Come fa a finire un amore che è stato così grande? E come si può smettere di tornare a casa?».

Una città non è solo case e chiese. Una città è un luogo che ti ha accolto e che ha fatto da sfondo alla tua vita, alle tue prime felicità. Può essere un capolavoro dell’arte antica o solo qualche fila razionale di tende blu.

Se lì lasci il tuo cuore, quella è la tua casa.