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Addio ‘vecchi’ reparti, il malato si cura in ‘rete’

Addio ‘vecchi’ reparti ospedalieri, il malato si cura in ‘reti cliniche‘ che puntano a risparmi e a una migliore presa in carico del paziente, seguito come in una ‘staffetta’ anche da professionisti sanitari di altre aziende rispetto a quella in cui è ricoverato. Uno spaccato in cui il Sud è in prima linea con oltre il 30% delle reti censite. E’ la fotografia scattata da uno studio dell’Osservatorio della Federazione di Asl e Ospedali (Fiaso), realizzato con Sda Bocconi e Pfizer Italia e presentato oggi a Matera.

Le ‘reti cliniche’ sono una sorta di ‘Meta-Ospedali e Meta-Asl’ dove medici, infermieri e servizi prendono in carico il malato al di là dei confini dell’azienda ospedaliera o sanitaria dove il paziente è materialmente in cura. Una “rivoluzione” per Fiaso che fra i protagonisti annovera le regioni meridionali. Sul totale delle 245 reti 75 sono distribuite a Sud e nelle isole, pari al 30,6% delle esperienze complessive. Delle reti censite non tutte però sono già avviate, alcune sono ancora ‘sulla carta’, ossia programmate ma non partite, mentre altre sono in fase di start up. In tutto quelle effettivamente funzionanti sono 87, di cui 22 nel Mezzogiorno.

Per quanto riguarda il Sud e le isole, il Molise è la regione con più reti funzionanti (7), seguita da Abruzzo e Puglia (4 reti ciascuna già attive). Tra reti ‘sulla carta’ e in parte o del tutto attive al top c’é invece la Sardegna (con 21 reti cliniche censite, di cui 2 attive e 13 in start up), seguita da Abruzzo (19), Puglia (14), Basilicata e Molise (8), Calabria e Sicilia (2) e Campania (una sola e in fase di avvio). Tra le branche specialistiche in cui al Sud questo modello ha preso più piede ci sono i settori di emergenza-urgenza, oncologia, laboratoristica e salute mentale.

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