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Bimbi: se il genio è incompreso

di Gioia Chiostri

Se si è mamme di un bambino prodigio, i casi sono due: o lo si riconosce in tempo e lo si indirizza verso il cammino a lui più congeniale, o lo si lascia incompreso. È dura riconoscere i segni di un eventuale eccesso di intelligenza, e, a volte, la genialità può essere scambiata da chi circonda il bimbo, per ritrosia, superbia o disagio mentale.

I bambini dotati si distinguono per il fatto di possedere un’intelligenza molto rapida ed una buona memoria. Un esempio di questo è la capacità di riconoscimento di oggetti visti una sola volta, con successiva perdita di interesse ad ogni successiva esposizione, come indicato dal fenomeno dell’abituazione. L’abituazione appartiene ad ogni bambino, ma quelli intelligenti, secondo gli esperti, si annoiano prima. A sostegno del talento, inoltre, vi sono tre importanti fattori, ovvero la motivazione, la curiosità e la tenacia. Questi i pro per un piccolo genio.

Però c’è poi un segnale d’allarme dietro questa precoce abilità, ovvero il rischio di esclusione da parte dei coetanei ed il ripiegamento su sè stessi, soprattutto se inseriti in istituti specializzati. Assume importanza quindi il fatto che i piccoli geni devono imparare a socializzare, a stare, divertirsi e condividere con i bambini della loro età e non solo far di conto e imparare a leggere libri difficili. Il rischio è quello che si chiama ‘autismo’ sociale. Circa il 5% della popolazione infantile ha un’intelligenza superiore alla media e spesso oltre al talento precoce si sviluppa anche una elevata sensibilità in grado di metterli a rischio su il piano sociale.

I super dotati, molto spesso, vanno male a scuola e nella vita e a volte vengono considerati portatori di handicap o disagiati. I bambini molto dotati, invece, sfruttano a pieno le loro varie abilità, cavandosela nelle diverse situazioni. Ciò che rischia di penalizzare i super dotati è la reattiva indifferenza scolastica o la strumentalizzazione di alcune abilità specifiche.

E’ importante, da mamme, tener presente che le principali abilità vengono sviluppate ed apprese nei primissimi anni di vita del bambino, prestando quindi particolare attenzione alla loro crescita sociale ed intellettiva attraverso un’adeguata pianificazione educativa, che si inserisca nello spazio potenziale di ogni singolo bambino. Si tratta di quella zona di sviluppo prossimale individuata da Vygotskij, dove l’intervento dell’educatore assume un ruolo fondamentale, ad un tempo di stimolazione e sostegno, sempre adeguato comunque alle possibilità del singolo bimbo.

Si pensi a Wolfgang Amadeus Mozart, che compose tre delle sue più note sinfonie ad un’età inferiore ai dodici anni, o a Marie Curie, premio Nobel per la fisica e la chimica, che imparò all’età di quattro anni, da autodidatta, il francese e il tedesco. Da primi educatori, i genitori hanno il dovere di scoprire il talento dei figli, e di farlo crescere, aiutando i bambini ad amare sé stessi e le loro a volte odiate perché incomprese potenzialità.

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