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Cani antiveleno, gli angeli con la coda

Il recente episodio di avvelenamento della fauna selvatica verificatosi nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise riporta ancora al “disonore” della cronaca una minaccia grave e ricorrente in molte zone d’Italia e conferma che l’impiego di nuclei cinofili antiveleno costituisce una efficacissima misura di contrasto.

I due nuclei cinofili antiveleno gestiti dal Parco Gran Sasso e Monti della Laga in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e formatisi grazie al progetto comunitario Life Antidoto sono operativi da quattro anni, nel corso dei quali – si spiega in una nota del Parco – hanno svolto centinaia di ispezioni e bonifiche, fornendo materiale utile alle forze di polizia e salvando la vita a decine di animali. Il loro metodo d’intervento dà eccezionali risultati e segue procedure che si vanno ormai consolidando per rigore ed efficacia. Basti pensare che nel territorio ispezionato del Parco nazionale d’Abruzzo i cinque cani del Life Antidoto sono riusciti a segnalare 29 pericolose esche, invisibili ad un seppur attento occhio umano, ma facilmente appetibili per orsi, lupi e altri esemplari di carnivori selvatici e domestici.

{{*ExtraImg_140516_ArtImgRight_300x199_}}L’uso del veleno è, purtroppo, uno dei sistemi più atroci utilizzati per uccidere gli animali selvatici, non solo perchè non selettivo ma anche perchè causa gravissime sofferenze agli animali che ne restano vittime.

I nuclei cinofili antiveleno rappresentano pertanto un ausilio prezioso per contribuire alla conservazione della fauna custodita nei Parchi dell’Abruzzo. Richieste di intervento giungono da molte parti d’Italia, dimostrando inequivocabilmente che lo scellerato uso del veleno è una pratica diffusa e che altri nuclei cinofili antiveleno sono ormai indispensabili.

Nel quadro della lotta contro questo deprecabile fenomeno, un’altra novità importante è quella introdotta dal capo di gabinetto della Prefettura dell’Aquila che, primo in Abruzzo, ha istituito il tavolo tecnico di coordinamento previsto dall’ordinanza del ministero della Salute del 10 febbraio 2012 ed ha invitato a parteciparvi un funzionario del parco del Gran Sasso e Monti della Laga in quanto ente coordinatore del progetto Antidoto.

La valida attività della Prefettura e l’efficace collaborazione instaurata con il Parco e con gli Uffici Regionali del Corpo Forestale dello Stato – si legge ancora nella nota – ha consentito l’impiego in Provincia dell’Aquila, per la prima volta in Italia, del numero d’emergenza 1515 della Forestale anche per segnalare episodi di avvelenamento della fauna, al pari della segnalazione di incendi boschivi.

«Non vorremmo mai dover intervenire con i nostri nuclei cinofili – ha dichiarato il direttore del Parco, Marcello Maranella – perchè la chiamata del 1515 coincide con un evento nefasto, ma poter agire in soccorso degli animali selvatici dei parchi della nostra regione ci riempie di orgoglio e di soddisfazione, sapendo di aver in qualche modo contribuito alla sopravvivenza di specie di eccezionale valore».

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