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L’Aquila, la città delle anime perdute

di Marija Marcenko

Alla ricerca della felicità. Cosa succederebbe se si volesse provare a ricostruire la propria felicità in una città distrutta? In una città dove si vede raramente la scintilla negli occhi degli altri. Dove a farla da padrona è la speranza o addirittura la rabbia per una città che non rinasce, per le vite costrette a reinventarsi, ad adattarsi a circostanze indesiderate.

Se nonostante tutto questo volessi comunque provare, quante possibilità avresti di raggiungere il tuo obiettivo? La tua coscienza costruttiva dice che hai dieci possibilità su dieci. Semplicemente perché sei tu il responsabile della tua felicità. Il tuo cuore però continua ad avere dubbi.

Abituarsi ad un ambiente e ad una società particolari permette di ricostruire la propria “felicità”. Il problema è che essere abituati a qualcosa non coincide con la capacità di godere di ogni singolo momento che si vive in quell’ambiente e in quella società. E’ forse questa la ragione alla base della mancanza della scintilla negli occhi degli altri?

La vita va avanti in ogni angolo del mondo, comprese le città che hanno vissuto la distruzione. Ma rimanere bloccati nel percorso verso la felicità quotidiana, significa perdere una piccola parte di sé. Quella piccola parte che mette le virgolette sulla parola “felicità”, quella parola che cerchi negli occhi degli altri. Nei tuoi occhi.

Sembra che la risposta alla domanda principale si nasconda nelle sue stesse radici. Così come la città va ricostruita, la tua felicità va reinventata. Reinventata in un modo completamente diverso rispetto al passato. Così come la città, che una volta era altra.

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