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L’Aquila Calcio-Chieti: i play off del presidente

di Claudia Giannone

Raggiunto telefonicamente, il numero uno rossoblù Corrado Chiodi risponde allegramente, complimentandosi con l’intera squadra. La sua soddisfazione è rivolta anche ai tifosi: il presidente ringrazia ancora una volta tutti i presenti per l’aiuto dato alla compagine.

Com’è stata questa partita?

«La partita, secondo me, è stata equilibrata. Abbiamo preso il primo goal dopo quindici minuti, e la loro squadra era agguerrita e determinata. Ma dopo quel goal abbiamo reagito, e loro non hanno avuto più la possibilità di impaurirci. Anzi, noi siamo stati vicini al goal con più azioni, per esempio con Iannini e Improta. Forse siamo stati persino più pericolosi noi di loro. I ragazzi sono stati bravissimi a non perdere la testa, perché si sa come ci si sente in difficoltà a recuperare. Sono davvero soddisfatto».

Qual era l’umore della squadra prima del match?

«Io sono entrato negli spogliatoi prima della partita, e c’era tantissima tensione. Si poteva tagliare con il coltello. I ragazzi erano tesi, avevano i visi contratti, ma poi si sono sciolti. In realtà, sono scesi in campo con la stessa tensione, ed hanno giocato i primi minuti così. Devo dire che all’inizio ho avuto davvero paura, ma poi le cose sono cambiate ed è andato tutto per il meglio».

E adesso, c’è il Teramo.

«Noi non disperiamo. Siamo determinati, la squadra sta bene, soprattutto dopo oggi. Ormai siamo in ballo, e adesso balliamo. Spero in una tifoseria chiara e giusta come quella di oggi. Eravamo sicuramente più di 400, forse 500, e in più erano presenti gli ultras che si sono posizionati sulla collinetta».

Come si aspetta la risposta del pubblico nel prossimo scontro?

«Purtroppo c’è sempre la storia della tessera del tifoso. Non voglio entrare in queste discussioni, perché ognuno può fare ciò che vuole. Non costringo nessuno. Con il Teramo spero che i tifosi siano ancora di più a supportare la squadra, che ne ha bisogno. So che il pubblico ne è capace. Basta ricordare l’esperienza di Prato, due anni fa».

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