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Ricordo

di Marco Orsini

Non è giusto che una persona venga ricordata come “bella”, solo quando non c’è più. Ma poche righe gliele dobbiamo. Lui ha vissuto in un bar storico della città, che era la sua vita, fino allo stramaledetto sei aprile. Lui è stato costretto per mesi lontano dalla sua città, arrangiandosi alla bene e peggio, come molti di noi. Lui, finalmente assegnatario di un alloggio presso la sua città, ha tentato vanamente di ricrearsi una vita.

Lui, infine, aveva trovato un lavoro, iniziato la mattina della vigilia di natale.

La prospettiva futura, la tradizione dell’aperitivo al Boss, e della cena in famiglia, lo avevano reso finalmente felice dopo uno sfinente limbo di stillicidio.

Lui parlava del suo nuovo impiego, definendo il posto “un paradiso”.

Dopo la cena, tornando a casa, un pickup decideva che in paradiso doveva starci in eterno, pur passando attraverso un purgatorio di mesi di sofferenze.

Lui ieri se ne è andato.

E questo sfogo è dovuto alla rabbia per la nostra situazione. Il fato regna sovrano, ma la quotidianità deve esserci garantita. Noi pretendiamo che nessuno sia privato dell’opportunità di vivere in una casa, e di avere un lavoro. A L’Aquila il terremoto persiste da quattro anni nelle nostre menti, e questo vuole essere un atto d’accusa nei confronti di chi non riesce a farcelo superare, togliendoci ciò che è un diritto innegabile di ogni uomo: libertà e dignità. Quello a cui ognuno di noi deve contribuire con le proprie forze e la propria anima è il poter parlare di queste situazioni dicendo “mai più”. Insieme ce la faremo, perché saremo montanari, saremo ignoranti, ma semo tosti.

Questo vuole essere un saluto ad una persona che non era perfetta, come tutti noi, ma era una persona che merita le si auguri con tutto il cuore un buon viaggio.