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Il Trek della menta e del timo selvatico

di Vincenzo Battista

“[i]Aquila, 13 agosto 1948, come è noto a codesta Curia il sacerdote Don Francesco Giuliani, parroco di Succiano ha segnalato il ripetersi di incidenti indetti, a causa della concomitanza di itinerari e di tempo in cui si svolgono il 2 giugno di ogni anno due processioni, rispettivamente da Succiano e dalla limitrofa Beffi . . .[/i]” scrive il questore Bertini alla “[i]Rev.ma Curia Arcivescovile[/i]”.

{{*ExtraImg_139123_ArtImgRight_300x458_}}Una disputa antichissima, mai placata in un orizzonte emotivo, sembra, di un film neorealista a lieto fine, come vedremo. Rancori sfociati in azioni di forza per affermare l’autenticità del culto e i poteri miracolosi a ciascuna delle due statue gelosamente conservate dalle comunità e confraternite di Succiano e Beffi, frazioni di Acciano, nella Media valle dell’Aterno; e poi non ultimo il diritto di precedenza nelle processioni di una delle due statue dei santi, pressoché identiche, (rappresentano Sant’Erasmo con mitra e pastorale) che dovrebbe, infine, secondo gli intendimenti locali, ratificare l’autenticità del culto tra i due paesi.

Forti contrasti, una singolare contesa, quindi, sullo sfondo di una processione comune, unica nel suo genere, per il tracciato, impervio, la durata, lo sforzo fisico di una prova penitenziale sulla via montana di monte Offermo.

{{*ExtraImg_139124_ArtImgLeft_300x211_}}Su un sentiero, tra la fitta vegetazione, gli uomini portano le pesanti statue, i gonfaloni, in un vero trek devozionale, fino al santuario dedicato al santo vescovo di Formia, Sant’Erasmo, martire all’epoca di Diocleziano (IV sec.), venerato e adorato da queste parti fino a spingere appunto i fedeli allo scontro fisico, oltre il limite di un fanatismo religioso locale, mai sopito.

{{*ExtraImg_139129_ArtImgCenter_500x356_}}

“[i]Si reputa opportuno[/i] – continua la lettera del questore – [i]interessare codesta Curia per esaminare la possibilità di disporre che le due processioni vengano effettuate, ove possibile, in giorni diversi (autorizzando ad esempio Beffi che da tempo immemorabile ha la precedenza, a svolgere la processione il 2 giugno e Succiano il giorno successivo) o, quanto meno, che quella che muove da Succiano abbia inizio almeno due ore dopo il consueto, per non intralciare la funzione di Beffi”[/i] e restituire finalmente al santo venerato, così dicono i fedeli, il [i]“suo luogo nella natura[/i]” – i grandi spazi di questo ambiente di ginestre e di erbe aromatiche – e le sue “competenze”, come diceva Ignazio Silone, che sono quelle della protezione contro le malattie intestinali, le coliche, i dolori al ventre.

{{*ExtraImg_139125_ArtImgRight_300x213_}}I suoi “patronati”, ma sempre dentro un “film neorealista”, narrano i racconti dei miracoli, insieme a quel pane magico, sacrale, apotropaico, che qualcuno ha portato in montagna e dopo la messa nel santuario davanti alle due statue è stato mangiato proprio nel “dies natalis” del santo: preserverà lo stomaco e in segno di devozione, “[i]le pagnottelle[/i]” benedette, fuori dalle finestre dei paesi, raccontano, fermeranno i temporali e la grandine sui raccolti.

{{*ExtraImg_139126_ArtImgLeft_300x458_}}La singolare processione, dopo aver superato la valle del Santissimo, ha risalito i “Calmi” e la “Cunicella” di Sant’Erasmo, due toponimi legati al culto e poi monte Offermo, il luogo mitico delle impronte sulla pietra, dove il martire si sarebbe inginocchiato.

Sullo sfondo, le valli, i rilievi e la catena montuosa che fa da spartiacque tra la Media valla dell’Aterno e l’Altopiano di Navelli, da dove provengono le donne che nell’ultimo tratto della processione, porteranno, in un lascito antico, le statue fino alla chiesa di San Erasmo, insieme all’erba delle graminacee raccolta nei prati e offerta ai due santi in segno di devozione, e forse di riconciliazione. . .

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