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Violenza sulle donne, arriva il Trattato di Istanbul

di Nando Giammarini

Finalmente qualcosa si muove per combattere, davvero, quell’assurdo, ingiusto e raccapricciante fenomeno della violenza sulle donne, definito “femminicidio”.

La Camera dei Deputati – sebbene con pochissime presenze, che hanno urtato la sensibilità e la suscettibilità della sua presidente, Laura Buldrini – ha dato, ieri, all’unanimità il via libera alla ratifica della convenzione del Consiglio d’Europa inerente la “prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”, siglata ad Istanbul l’11 maggio di due anni fa. Una decisione di primaria importanza – anche se il decreto dovrà ora essere ratificato dal Senato – presa il giorno dei funerali di quella povera fanciulla di sedici anni, poco più che una ragazzina, massacrata con venti coltellate dal fidanzato geloso e data alla fiamme sembra ancora viva, nel Cosentino, a Corigliano Calabro.

Al funerale della ragazza – in segno di rispetto e solidarietà a tutte le donne vittime di violenza, il ministro per le Pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili, Josefa Idem si è così espressa: «Con la mia presenza al funerale di Fabiana voglio innanzitutto essere vicina alla famiglia per testimoniare il dolore di tutti gli italiani e le italiane per questa perdita così tragica e assurda. Vorrei che i genitori, i parenti e gli amici di Fabiana non si sentissero soli nella loro disperazione, ma soprattutto che percepissero che tutto il Paese è loro vicino, sconcertato da questo ennesimo episodio di violenza, tanto più grave perchè perpetrato su una ragazza di soli sedici anni da un ragazzo poco più grande di lei».

Ma torniamo a noi al contenuto del primo strumento internazionale, giuridicamente vincolante, volto a creare un quadro completo nell’intento di proteggere le donne contro qualsiasi forma di sopraffazione. Esso prevede il contrasto ad ogni forma di prevaricazione e violenza, fisica e psicologica, sulle donne: dallo stalking allo stupro, dai matrimoni forzati alla pratica inumana delle mutilazioni genitali sulle bambine, l’impegno sulla prevenzione combattendo ogni forma di discriminazione promuovendo quindi la concreta e reale parità tra i sessi, rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne.

La convenzione, composta da 81 articoli, fu approvata dal Comitato dei ministri dell’Ue il 7 aprile 2011 e firmata per l’Italia dall’allora ministro Elsa Fornero nel settembre scorso a Strasburgo. Essa riconosce la natura strutturale della violenza contro le donne, in quanto basata sul genere e che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini. Il trattato interviene anche predisponendo misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di quella domestica; promuovere la cooperazione internazionale sostiene ed assiste le organizzazioni e autorità incaricate dell’applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente.

La convenzione prevede che gli Stati firmatari istituiscano “uno o più organismi ufficiali responsabili del coordinamento, dell’attuazione, del monitoraggio e della valutazione delle politiche e delle misure destinate a prevenire e contrastare ogni forma di violenza”. Importante è anche lo sforzo da compiere per “promuovere i cambiamenti nei comportamenti socioculturali delle donne e degli uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipi dei ruoli delle donne e degli uomini”.

Un obiettivo da raggiungere coinvolgendo sia il settore pubblico che privato, i media, le scuole nella ferma convinzione che ancor prima di essere uomini o donne siamo persone dedite al bene comune ed al progresso sociale ed umano del Paese. Recentemente – per far vivere in eterno attraverso il ricordo della memoria una donna, una madre, un’infermiera che, in uno slancio di altruismo e generosità, ha dato sempre il meglio di se stessa per aiutare gli altri – è stato intitolato a Michela Fioretti il reparto di Nefrologia dell’ospedale Grassi di Ostia. La poveretta, di soli 41 anni, con due bambine in tenera età, fu crivellata di proiettili dal marito, da cui viveva separata, impazzito di gelosia. Alla toccante cerimonia d’intitolazione parteciparono la madre, le sue due figlie, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ed il direttore del nosocomio lidense prof. Zarelli.

Il prossimo primo giugno ci sarà una manifestazione denominata “Mai Più” contro la violenza sulle donne che partirà da piazza della stazione vecchia ad Ostia. E’ mio desiderio ricordare anche tutte le nostre donne abruzzesi vittime della violenza di genere ed augurarmi che, al di la degli interventi legislativi, che sono importantissimi, cambi la mentalità e ci si rapporti alle donne con rispetto e considerazione ribadendo il sacrosanto valore della vita.

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