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Ricostruzione, cercasi soldi disperatamente

di Antonella Calcagni

Alla luce delle remote possibilità di riattivare un mutuo con la cassa Depositi e Prestiti, il tavolo tecnico-politico guidato dal sottosegretario Giovanni Legnini, sta cercando vie alternative.

Ieri è stata elaborata la bozza di un testo che diventerà probabilmente un emendamento del governo in sede di conversione del decreto Monti sulle Emergenze che rifinanzia i fondi per L’Aquila (previsti in origine dal decreto 39 convertito nella legge 77) per un miliardo e 200 milioni di euro, spalmati sino al 2019. La richiesta del sindaco Massimo Cialente era invece di un miliardo e 400 milioni solo per il 2013 per tutto il cratere. Se invece il testo sarà chiuso in questo modo sarà possibile avere solo poco più di 200 milioni l’anno fino al 2019, data entro cui secondo il crono programma approvato dal Consiglio comunale tutti i cantieri del centro storico e delle frazioni dovrebbero essere partiti con la ricostruzione della città agli sgoccioli.

«Le risorse – ha spiegato la senatrice Stefania Pezzopane – sarebbero reperite attraverso l’aumento della imposta fissa di bollo, che passerebbe da 14,62 euro a 16,62 (già prevista a prescindere). Solo una parte di questo aumento dovrebbe toccare all’Aquila. Si tratta tuttavia di una soluzione insufficiente. Io l’ho già detto loro. Il tavolo tecnico cercherà tuttavia di rendere spendibile il miliardo e 200 milioni entro l’anno in corso attraverso una soluzione tecnica». L’ipotesi dunque è quella di ottenere il più possibile quest’anno per lavorare in sede di programmazione delle risorse nella legge di Stabilità. Quello sarà il momento di reperire somme aggiuntive.

Questa mattina il tavolo tecnico-politico, guidato dal sottosegretario Giovanni Legnini si riunirà di nuovo per definire il testo che sarà fatto proprio dall’Aula sotto forma di emendamento. La ricerca di denaro, comunque continua, come continua nelle commissioni riunite ottava e tredicesima l’esame degli emendamenti al disegno di Legge frutto della conversione del decreto Monti sulle Emergenze che giungerà nell’Aula del Senato la prossima settimana. Si sta ancora lavorando sul testo e sull’esame degli emendamenti.

«Ieri mattina sono state sospese le attività delle commissioni Ambiente e Lavori Pubblici – ha riferito Stefania Pezzopane – in attesa dei pareri tecnici dei vari ministeri e della rielaborazione dei testi di alcuni emendamenti. Il governo, rappresentato dal sottosegretario De Vincenti che segue il provvedimento, si è riservato una riformulazione del testo per la deroga al patto di stabilità per gli investimenti dei comuni per una cifra, quantificata dal ministero dell’Economia, in circa 30 milioni. Quando la proposta giungerà riformulata nelle commissioni competenti sarà davvero un fatto storico importante. La discussione sull’articolo 8 in materia di rifiuti, sul quale verte anche un emendamento da un miliardo e 400 per la ricostruzione, deve ancora svolgersi e sarà delicatissima. Sul meccanismo del prestito dalla Cassa Depositi e Prestiti pende un fermo giudizio negativo della Banca d’Italia, che lo considera produttore di indebitamento, tanto da mettere [i]sud iudice[/i] anche la scelta fatta per la Regione Emilia Romagna. Io continuo a credere che, su questo punto, occorra aprire un confronto netto con l’Unione europea».

Non sarebbe percorribile invece l’ipotesi D’Amico-De Matteis per reperire risorse aggiuntive. A sostenerlo è il responsabile regionale dell’Italia dei valori, Alfonso Mascitelli. I due esponenti politici chiedevano sostanzialmente di avere un miliardo per L’Aquila attingendo dai 6 destinati all’Emilia attraverso un emendamento all’articolo 3 bis del Decreto 95; «ipotesi tecnicamente molto complessa e politicamente di difficile praticabilità», dice Mascitelli.

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