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Ricostruzione,«L’Aquila questione regionale»

La rinascita della città dell’Aquila e di tutto il territorio del cratere è una questione regionale. Essa può, oltre che risanare un territorio mortalmente ferito, costituire una occasione enorme di rilancio e crescita per tutto l’Abruzzo». Lo ha detto oggi il presidente della Regione Gianni Chiodi in Consiglio regionale, nella seduta straordinaria dedicata ai temi della ricostruzione che ha approvato una risoluzione che impegna tra l’altro l’assemblea, il presidente della Regione e l’intera giunta regionale a sollecitare il Governo nazionale a definire un quadro finanziario per le attività complete della ricostruzione, con dotazione delle risorse necessarie, di immediata disponibilità.

«Potrebbe oggi essere utile – ha proseguito Chiodi – valutare una norma regionale approfondita e dettagliata che riporti il sistema delle competenze alla normalità e che ristabilisca un principio di sussidiarietà oggi gravemente disatteso. In tale ottica i compiti di programmazione, normazione e destinazione delle risorse dovrebbero normalmente tornare nella loro sede naturale, ossia in quella regionale, mentre i compiti operativi di natura autorizzativa, esecutiva e di controllo agli enti locali».

«Nell’ambito del consiglio regionale convocato in seduta straordinaria la questione di una possibile legge regionale che intervenga oggi a dettare norme sulla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 – ha aggiunto Chiodi – merita anzitutto di comprendere il contesto in cui la stessa dovrebbe vedere la luce, anche e soprattutto con riferimento alla storia normativa stratificatasi dal 2009 a oggi. Si sente da più parti reclamare da tempo una norma regionale al pari di quelle emanata in occasione di altri terremoti, come quello dell’Umbria e delle Marche o come quello, recente, dell’Emilia. Altri, addirittura, invocano modelli simili a quelli adottati nel terremoto del Friuli. È bene evidenziare che nei casi appena citati, le condizioni oggettive sono totalmente differenti da quelle dell’Abruzzo».

«Le norme regionali dell’Umbria, delle Marche e dell’Emilia – spiega il presidente della Regione Abruzzo – sono nate in un contesto diverso dal nostro. La drammaticità e la rilevanza del sisma del 6 aprile 2009 ha indotto lo Stato ad intervenire in modo pesante in Abruzzo. Le altre regioni non hanno avuto decine di ordinanze del presidente del Consiglio dei ministri, mentre il terremoto dell’Emilia è avvenuto in coincidenza con la riforma del sistema di protezione civile che ha limitato lo stesso potere di ordinanza alle sole questioni strettamente legate alla emergenza, relative ai primi urgenti interventi per la salvaguardia della vita umana. In Umbria, nelle Marche e nell’Emilia lo stato è intervenuto, dal punto di vista della disciplina giuridica in modo molto meno invasivo rispetto a quello che è avvenuto in Abruzzo».

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